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Esprimo la mia solidarieta’ a Rosy Bindi per gli ingiusti attacchi di cui continua ad essere fatta oggetto da esponenti della maggioranza, in merito alla votazione di ieri che ha affossato il decreto sulle demolizioni. Sia ieri che oggi ho sentito discorsi sui massimi sistemi della democrazia, ma mi sembra che si stia perdendo di vista il bandolo della matassa.

Quando c’e’ una votazione in particolare se ad un orario gia’ stabilito, come nel caso di ieri, chi vuole votare sta in aula seduto al suo posto, invece di stare alla bouvet, piuttosto che sui divanetti del transatlantico, o in cortile. Tutto il resto sono scuse.

Io sono una grande fumatrice e per questo mi e’ capitato di perdere dei voti perche’ ero in cortile a fumare, ma in quei casi la colpa e’ stata mia, non certo del presidente di turno che non ha atteso che io finissi la sigaretta prima di chiudere una votazione.

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Gli scontri di potere che dilaniano il Pdl, sono questioni interne che riguardano quel partito, al contrario le parole del presidente del Senato, che e’ la seconda carica dello Stato, riguardano tutti, in particolare quando paventa la fine anticipata della legislatura.

In questo senso le parole di Renato Schifani fanno sobbalzare dal punto di vista istituzionale quando, nell’intervista al Corriere della Sera, ipotizza elezioni anticipate in caso della costituzione di una corrente interna al Pdl. L’Italia della prima Repubblica, ma anche quella della seconda e’ divenuta famosa a causa delle crisi extraparlamentari, ma che il presidente del Senato teorizzi la fine della legislatura nel caso in cui all’interno del partito a cui appartiene si costituisca una minoranza troppo combattiva, oltre ad unicum assoluto in senso negativo, mi sembra anche un’enormita’ istituzionale.

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Credits Raffaele Brogna

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