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gen/11

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DIAGNOSI GIUSTA, CURA SBAGLIATA

Pierluigi Bersani, sotto la forma di una lunga lettera inviata al Messagero, ha lanciato la proposta per cambiare l’agenda del paese.

Nella prima parte snocciola una lunga serie di dati oggettivi per dimostrare come l’Italia negli ultimi dieci anni abbia subito una clamorosa e preoccupante regressione in tutti i settori: economia, lavoro, diritti, stato sociale, ecc. ecc.

Su questo il segretario del Pd ha ragione da vendere. Non ha torto neppure quando sostiene che c’è bisogno di un programma volto a riformare le istituzioni, ad affrontare seriamente il federalismo, a mettere mano alla legge elettorale, al conflitto d’interessi, alla giustizia, ad un nuovo patto sociale e fiscale.

Bersani sbaglia nell’individuare le forze che si dovrebbero far carico di stendere e poi realizzare questo programma. Infatti il segretario del Pd non fa che ripetere quello che dice da mesi: mettiamoci tutti insieme, da Fli a Sel, contro Berlusconi per poterlo archiviare e realizzare anche le riforme costituzionali che servono al paese.

Il segretario Pd nell’invocare un nuovo CNL sbaglia due volte. Il primo errore sta nel non voler capire che programmi di riforma e di governo anche arditi debbono essere lo strumento con cui coalizioni omogenee chiedono agli elettori di dargli fiducia per consentire loro di realizzare quello che, chi ha governato fino ad oggi non ha voluto o non ha saputo fare. La destra ha clamorosamente fallito? Allora oggi più che mai un centrosinistra solido e compatto formato da Pd-Idv-Sel deve avere il coraggio di mettersi in gioco a viso aperto rischiando anche la sconfitta.

Il secondo errore sta nel fatto di voler realizzare una serie di riforme con forze come l’udc e Fli che dal 2001 sono state molti anni al governo insieme a Berlusconi e alla Lega e se non le hanno realizzate fino ad oggi non si vede perchè dovrebbero farlo ora.

Ammesso che la grande coalizione che Bersani sogna si realizzasse da un lato si regalerebbe di nuovo la vittoria a Berlusconi, perchè giustamente gli elettori non capirebbero, o ben che vada si darebbe vita ad un governo che si paralizzerebbe ventiquattro ore dopo essere stato formato.

Quello che si deve imparare dalle altre grandi democrazie europee è un altra cosa. Ovvero una coalizione deve avere un proprio programma di governo da realizzare in caso di vittoria elettorale. Se poi, anche a causa di una legge elettorale pessima, dalle urne non dovesse uscire alcuna maggioranza allora, e solo in quel caso, nell’interesse del paese si potrebbe prendere in considerazione la possibilità di dar vita ad una legislatura costituente come è accaduto in Germania.

Ma si tratta del piano B e non del piano A.

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nov/10

30

IL COLORE DEI SOLDI…METTE TUTTI D’ACCORDO

Oggi alla Camera si è svolta una seduta abbastanza tesa per il voto sulla riforma dell’Università. In aula c’era forte contrapposizione tra maggioranza e opposizione e gli scontri che si verificavano fuori tra polizia e studenti non rasserenavano certo il clima.

All’improvviso, però, c’è stato un momento in cui la maggior parte dei partiti politici ha trovato miracolosamente l’intesa perduta. Guarda caso il punto su cui si sono trovati quasi tutti d’accordo ha riguardato ancora una volta la difesa dei contributi dei partiti politici.

Ma che c’entrano i rimborsi elettorali con i precari dell’università? C’entrano. Perché ad un certo punto è stato posto in votazione un emendamento che proponeva di finanziare l’assunzione di un certo numero di professori associati destinando una quota dei rimborsi elettorali spettanti ai partiti politici.

Tanto è bastato per dar vita ad un’alleanza trasversale che oltre a Pdl e Lega comprende Fli, l’Udc ed una trentina di deputati del Pd. Quel tanto che basta per mettere in sicurezza il voto.

L’Italia dei Valori, invece, ha votato chiaramente a favore dell’emendamento, così come eravamo stati tra i pochi a proporre e votare l’abolizione dei vitalizi parlamentari. Purtroppo anche questa volta non è bastato.

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A Bologna noi dell’Italia dei valori abbiamo gia’ invitato il Pd a chiarire la propria posizione sulle primarie e sul candidato sindaco. L’auspicio, a questo punto, e’ che tale richiesta non debba pervenire anche per conoscere la reale posizione del Pd nei confronti dell’Udc e dell’Italia dei valori.
Il Pd puo’ guardarsi intorno quanto vuole ma sarebbe opportuno che si preoccupasse della nostra reazione prima ancora di quella della sinistra. Ancora meglio se qualcuno del Pd battesse un colpo in questo senso.
E’ gia’ accaduto in passato che il Pd guardasse all’Udc rischiando di perdere il principale alleato, ovvero l’Italia dei valori: si tratta di un rischio che sembra non interessare troppo il Partito democratico considerata la strana comunella fatta con i casiniani a Montecitorio contro l’ostruzionismo messo in atto dall’Idv.
Un atto dovuto, il nostro per contrastare un provvedimento del Governo assolutamente inaccettabile, teso a colpire la cultura e i lavoratori del settore lirico-sinfonico.

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Credits Raffaele Brogna

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