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INIZIATO ESAME SUL BIOTESTAMENTO ALLA CAMERA
2 Commenti · Postato da Silvana Mura in Notizie

Alla Camera è iniziato l’esame della legge sul testamento biologico con il dibattito sulle linee generali. Il vero e proprio esame, quello sui singoli articoli e sugli emendamenti è rinviato invece al mese prossimo.
L’Italia dei Valori è l’unico partito di opposizione che ha presentato una relazione di minoranza ed una pregiudiziale di costituzionalità che, se approvata, precluderà l’approvazione della legge.
Di seguito posto l’intervento che ho svolto in aula.
Signor Presidente, Colleghi.
Il tema del fine vita e del testamento biologico poteva costituire una grande occasione per realizzare, con il concorso di tutti, una buona legge su una questione molto sentita dai cittadini.
Avevamo l’occasione di compiere un ulteriore passo in avanti nel rapporto tra medico e paziente, altrettanto importante rispetto a quello compiuto attraverso il riconoscimento del principio del consenso informato.
Invece si è scelto di intraprendere la stessa strada percorsa con la legge sulla fecondazione assistita, dando vita ad un provvedimento che peggiora sensibilmente la situazione rispetto al vuoto normativo preesistente e che rischia seriamente di essere successivamente sfogliato, al pari di un carciofo, da sentenze dei tribunali e dai pronunciamenti della Corte costituzionale.
Se era inevitabile che questa legge, nel testo approvato dal Senato, risentisse fortemente della grande emozione e dell’influenza suscitata dalla vicenda di Eluana Englaro, dal momento che l’esame si è svolto a pochi mesi dalla sua morte, non è affatto comprensibile la linea che la maggioranza ha scelto di seguire alla Camera.
Anche a molti mesi di distanza da quell’episodio è stato imposto a tutti noi di disputare i tempi supplementari di quella indegna partita che per troppo tempo si è giocata, sconsideratamente e senza esclusione di colpi, ai bordi del letto nel quale Eluana riposava.
Il corpo di quella ragazza è stato trasformato in una sorta di trofeo. A contenderselo c’erano da un lato una fazione che ha fatto di un corpo, ormai privo dell’unico e vero soffio vitale, una sorta di feticcio distorto del significato stesso della vita, e dall’altra una fazione che ha quasi gioito per la morte di un essere umano.
A fronte di comportamenti aberranti da parte del governo, come quello di istituire la giornata degli stati vegetativi nel giorno della morte di Eluana Englaro, era praticamente inevitabile che sul testamento biologico fosse impossibile alcuna forma di confronto costruttivo.
Il testo attuale è assolutamente inaccettabile ed è per questo che l’Italia dei Valori, che ha ritenuto di presentare una relazione di minoranza ed una pregiudiziale di costituzionalità, si opporrà con ogni forza e con ogni mezzo alla sua approvazione.
Eppure, colleghi, lo scontro a tutto campo che si verificherà con il passaggio all’esame degli articoli, in questo caso produrrà solo danni, qualunque sia il suo esito.
Il rinvio al prossimo mese del resto dell’esame, però, ci consente di disporre di un margine di tempo che potrebbe essere prezioso porre rimedio.
Questa legislatura probabilmente sarà ricordata come una delle peggiori dell’intera storia repubblicana.
Dopo che in tre anni non siamo stati in grado di produrre un solo provvedimento davvero utile al paese. Dopo aver messo a serio rischio la tenuta di quasi tutte le istituzioni a causa di conflitti dirompenti, riflettiamo seriamente se sia davvero il caso di gravare questo bilancio anche del fardello di una legge inaccettabile e dannosa come quella che si vuole approvare a tutti i costi.
Almeno su un tema che si ripercuoterà direttamente sulla pelle dei cittadini sarebbe necessario dimostrare responsabilità da parte di tutti e avere il coraggio di rinviare ad un futuro migliore una legge così delicata.
Entrando nel merito del provvedimento il giudizio sulla legge in esame non può che essere fortemente negativo.
In primo luogo ci sono i palesi vizi di costituzionalità. L’attuale formulazione dell’articolo 3 comma 5, che esclude alimentazione e idratazione artificiale dalla Dichiarazione anticipata di trattamento e il ruolo che si assegna al medico con l’articolo 7, consentendogli di decidere anche contro la volontà del paziente, violano palesemente l’articolo 32 della costituzione, ma anche gli articoli 13 e 3 della nostra carta, in merito alla libertà individuale, al rispetto della dignità della persona e al diritto di uguaglianza.
Altro grave punto di dissenso riguarda il fatto che il testo che abbiamo davanti appare come una clamorosa presa in giro poiché introduce uno strumento, la Dichiarazione anticipata di trattamento, che però è priva di qualsiasi valore.
Questo aspetto è talmente macroscopico che è stato sottolineato anche dalla commissione giustizia all’interno del parere favorevole che ha espresso.
In sostanza la commissione giustizia segnala che non è scritto da nessuna parte, e tanto meno all’interno dell’articolo 4, che le disposizioni in essa contenute debbano avere valore vincolante. Una segnalazione questa di grande rilievo che, non ostante fosse contenuta in un parere approvato dalla maggioranza, il relatore non ha ritenuto di prendere in alcun modo in considerazione.
Il parere elaborato dalla presidente Bongiorno conteneva altre osservazioni di grande interesse, che avrebbero meritato maggiore considerazione prima di inviare il testo in aula. E’ certamente condivisibile il suggerimento di stabilire che nella dat si inseriscano solo i trattamenti ai quali il paziente non vuole essere sottoposto, perché questa è la formula che offre maggiori garanzie in merito alla tutela della volontà del paziente.
Di rilievo è anche l’osservazione volta a chiarire tutti quei casi in cui il trattamento debba essere interrotto e non semplicemente “non attivato” come previsto invece dall’attuale formulazione dell’articolo 3 comma 2. Questo punto è stato sottolineato anche dal Professor Vittorio Possenti, membro del comitato nazionale di bioetica, in un recente articolo, sostenendo la necessità di prevedere all’interno della Dat non solo la possibilità di rifiutare, ma anche quella di rinunciare. Un elemento che è ancor più fondamentale all’interno di una legge che prevede che la Dichiarazione anticipata di trattamento non si applica in condizioni di urgenza o di pericolo di vita del paziente.
L’Italia dei Valori, riconoscendo la validità di queste osservazioni ha ritenuto di farle proprie trasformandole in emendamenti e sottoponendoli al giudizio dell’aula. Ci auguriamo che almeno su questi emendamenti ci possa essere una serena valutazione e il consenso di chi, come i deputati di Pdl e Lega in commissione giustizia, ha già espresso il proprio voto favorevole.
L’articolo 3 comma 5 costituisce a mio personale avviso l’aspetto peggiore di questa legge e non solo per la parte che riguarda l’alimentazione e l’idratazione artificiale.
Il riferimento alla convenzione di New York sui diritti dei disabili rende perfettamente l’idea delle forzature ideologiche che sono state poste in essere al fine di sterilizzare questo provvedimento.
Certamente la persona che versa in stato vegetativo deve essere considerata al pari di un disabile gravissimo, il problema però nasce nel momento in cui si tenta di distorcere e strumentalizzare questa evidenza.
La foga nel sostenere tali tesi è stata tanta che si è arrivati ad inserire totalmente a sproposito il riferimento alla convenzione di New York del 2006, come ha specificato la commissione esteri nel parere formulato. La citazione della convezione non rafforza, né giustifica il disposto relativo all’alimentazione e idratazione, ma vi contrasta in pieno.
Proprio perché chi è in stato vegetativo deve essere considerato al pari di un disabile si debbono evitare al massimo le discriminazioni, discriminazioni che si verificano quando gli si impedisce di autodeterminare la sua sorte attraverso una dichiarazione anticipata di trattamento.
Colleghi, il tema del fine vita coinvolge tre aspetti fondamentali dell’essere umano quali la vita, la volontà e la dignità.
La vita è un principio fondamentale e deve essere tutelata contro ogni pericolo. La volontà, intesa anche come pensiero, è l’essenza stessa dell’essere umano.
Se il principio astratto e distorto della vita prevale su ogni altro elemento si finisce per annullare la volontà e la dignità.
Quello che lo stato deve assolutamente evitare è che un essere umano venga fatto morire contro la sua volontà, ma non può e non deve imporre la vita ad ogni costo.
Ogni individuo ha un concetto diverso di vita, ed una vita degna di essere vissuta in un determinata condizione per un individuo, può non esserlo per un’altra persona. In questo caso il compito dello stato non è decidere chi ha ragione, ma è quello di lasciare libertà di scelta ad ognuno nel pieno rispetto dei diritti di tutti.
In materia di cure mediche e fine vita, in uno stato in cui vigono i principi della democrazia liberale, la volontà dell’individuo deve essere considerata assolutamente preminente su ogni altro fattore, ma soprattutto la tutela della vita è un diritto inviolabile, ma non indisponibile come prevede questa legge.
E se il principio è già stato riconosciuto da un documento approvato dal comitato di bioetica nell’ottobre del 2008 per un individuo che è in pieno possesso della sua coscienza e delle sue facoltà, a maggior ragione lo stesso principio deve valere per una persona che non è più in grado di affermare la propria volontà.
Se così non fosse si verrebbe a creare una disparità inaccettabile nel quale sono tutelati i diritti all’autodeterminazione del soggetto più forte, ovvero il paziente cosciente in grado di far valere la sua volontà, mentre sono disconosciuti quelli del soggetto più debole.
Colleghi visto che siamo chiamati a legiferare non possiamo trascurare il fatto che con la legge 28 marzo 2001, numero 145, il parlamento italiano ha ratificato la Convenzione Europea sui diritti umani e la biomedicina.
L’articolo 9 di questa Convenzione stabilisce che “per quanto riguarda un intervento medico riguardante un paziente che al momento dell’intervento non è in grado di esprimere il proprio volere, devono essere presi in considerazione i desideri da lui precedentemente espressi”.
Ciò significa che si possono disciplinare alcuni dettagli relativi alle modalità di manifestazione della volontà del paziente. Ma la scelta di principio è già stata fatta attraverso la legge di ratifica, e questa scelta non può essere revocata senza violare un impegno internazionale assunto dall’Italia.
Colleghi, in queste settimane si è tornati a parlare di libertà e pensiero liberale. Non si capisce perché se questo principio vale per la libertà d’impresa, arrivando a modificare in tal senso la nostra costituzione, non possa valere anche ed a maggior ragione per la sfera dell’individuo in relazione al fine vita.
Perché allora non azzerare ogni impostazione prendendo in considerazione il principio di una soft low, limitandoci a stabilire solo alcuni principi fondamentali senza avventurarsi in un rischioso tentativo di regolamentare aspetti che per la loro complessità non potranno mai trovare la loro giusta collocazione nello spazio troppo angusto di commi e articoli di legge.
Questa idea, proposta a suo tempo dal collega Della Vedova, non ha purtroppo avuto la giusta considerazione durante l’esame in commissione. Oggi, invece, i tempi potrebbero essere maturi per una valutazione diversa e più serena.
Se ci limitasse ad approvare l’articolo 1 della legge attuale, abrogando tutti gli altri, si stabilirebbero principi fondamentali, e dei quali sarebbe impossibile non tenere conto, ma si eviterebbe di produrre quei mostri giuridici e quelle incongruenze alle quali darebbe vita il testo attuale.
Italia dei Valori si opporrà con forza all’approvazione di questa legge, ma la cifra della nostra opposizione non è strumentale, ma, come si vedrà chiaramente dalla lettura degli emendamenti presentati, vuole affermare e difendere il principio di libertà ed autodeterminazione che questa legge coarta in maniera irresponsabile.
Noi siamo pronti ad un confronto serio nel merito, rinunciando anche a parte delle nostre convinzioni pur di approvare una buona legge in grado di funzionare.
Ci auguriamo davvero che questo confronto sia finalmente possibile, perché se questo non accadrà a perdere sarà ancora una volta il parlamento che ha prodotto l’ennesima legge che distingue tra un paese legale da quello reale e che allontana l’Italia dal resto d’Europa.
aula · biotestamento · discussione · parlamento · Silvana Mura

Un grande paese lo si vede anche da come celebra le ricorrenze fondamentali della sua storia. Non si tratta di nazionalismo, ormai impensabile in piena globalizzazione, ma semplicemente la consapevolezza che un popolo esiste se ha una storia comune e valori condivisi.
In questo senso l’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia è una ricorrenza di grane rilevanza che, come tale merita di essere celebrata con solennità.
Purtroppo questo giorno si è incredibilmente trasformato in un motivo di polemica e di contrasto politico interno allo stesso governo. La Lega vuole boicottare la ricorrenza che confligge in maniera evidente con anni di propaganda secessionista. Dunque vuole a tutti i costi che il 17 marzo sia un giorno lavorativo.
Il Ministro Calderoli sostiene che il 17 marzo festivo non ce lo possiamo permettere, anche e soprattutto a causa della crisi economica. Il resto del governo tace nei confronti dei dicktat leghisti e siamo all’assurdo che ormai a poche settimane dalla ricorrenza il governo non ha ancora deciso come celebrarla.
E’ di oggi la notizia che il Presidente della Repubblica ha scritto una dura lettera al presidente della provincia autonoma di Bolzano che aveva dichiarato che gli italiani di lingua tedesca non avrebbero celebrato la ricorrenza.
Napolitano richiamando all’ordine Durnwaldner ha fatto certamente bene, ma non possiamo sorprenderci più di tanto di determinate prese di posizione, di fronte ad un atteggiamento assolutamente inqualificabile del nostro governo nazionale.
Un popolo che non celebra la sua memoria è un popolo che non esiste. Gli italiani anche a seguito del ventennio fascista hanno sempre fatto fatica a percepirsi come una patria e una nazione. Anche grazie all’opera svolta dal presidente Ciampi, molta strada era stata fatta nel senso del riconoscimento di un’appartenenza comune.
Il governo Berlusconi, tra i tanti danni prodotti è riuscito a bloccare anche questo processo.
150 anni · calderoli · CIAMPI · IdV · italia · memoria · napolitano · Silvana Mura · unità
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LA CARFAGNA USA LO STESSO MODUS OPERANDI DEL SUO CAPO
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Oggi la Camera votava le mozioni presentate in materia di contrasto alle violenza sessuale sulle donne. Tra i testi presentati il Governo per bocca del Ministro Carfagna ha espresso parere negativo solo nei confronti della mozione dell‘Italia dei valori. Premetto che il dissenso da parte di un Governo che in materia di pari opportunità non ha fatto assolutamente nulla è per noi una medaglia di cui andiamo fieri, perchè dimostra ancora una volta che l’Italia dei valori è l’unico partito che svolge al meglio il ruolo di una vera opposizione. Poichè però nel merito la mozione dell’idv non aveva nulla che non potesse essere accolto dal governo ritengo che l’unico motivo che ha portato ad esprimere parere contrario dipenda dal fatto che noi non abbiamo voluto essere ipocriti e nel corso del dibattito siamo stati gli unici a porre in maniera netta la questione del caso Ruby e delle cene di Arcore con le conseguenze negative che queste vicende stanno arrecando all’immagine delle donne italiane. Si tratta di un comportamento irresponsabile che ancora una volta antepone gli interessi personali e di parte rispetto a quelli della comunità. La ministra Carfagna da brava scolaretta del suo Capo ha assunto lo stesso comportamento sconsiderato di cui si è reso protagonista ieri sera Silvio Berlusconi nel corso della trasmissione L’Infedele di Gad Lerner. E’ un governo che non tollera il dissenso perché questo maschera le bugie sulle quali si regge.
Berlusconi · carfagna · donne · gad lerner · IdV · infedele · Silvana Mura

Pierluigi Bersani, sotto la forma di una lunga lettera inviata al Messagero, ha lanciato la proposta per cambiare l’agenda del paese.
Nella prima parte snocciola una lunga serie di dati oggettivi per dimostrare come l’Italia negli ultimi dieci anni abbia subito una clamorosa e preoccupante regressione in tutti i settori: economia, lavoro, diritti, stato sociale, ecc. ecc.
Su questo il segretario del Pd ha ragione da vendere. Non ha torto neppure quando sostiene che c’è bisogno di un programma volto a riformare le istituzioni, ad affrontare seriamente il federalismo, a mettere mano alla legge elettorale, al conflitto d’interessi, alla giustizia, ad un nuovo patto sociale e fiscale.
Bersani sbaglia nell’individuare le forze che si dovrebbero far carico di stendere e poi realizzare questo programma. Infatti il segretario del Pd non fa che ripetere quello che dice da mesi: mettiamoci tutti insieme, da Fli a Sel, contro Berlusconi per poterlo archiviare e realizzare anche le riforme costituzionali che servono al paese.
Il segretario Pd nell’invocare un nuovo CNL sbaglia due volte. Il primo errore sta nel non voler capire che programmi di riforma e di governo anche arditi debbono essere lo strumento con cui coalizioni omogenee chiedono agli elettori di dargli fiducia per consentire loro di realizzare quello che, chi ha governato fino ad oggi non ha voluto o non ha saputo fare. La destra ha clamorosamente fallito? Allora oggi più che mai un centrosinistra solido e compatto formato da Pd-Idv-Sel deve avere il coraggio di mettersi in gioco a viso aperto rischiando anche la sconfitta.
Il secondo errore sta nel fatto di voler realizzare una serie di riforme con forze come l’udc e Fli che dal 2001 sono state molti anni al governo insieme a Berlusconi e alla Lega e se non le hanno realizzate fino ad oggi non si vede perchè dovrebbero farlo ora.
Ammesso che la grande coalizione che Bersani sogna si realizzasse da un lato si regalerebbe di nuovo la vittoria a Berlusconi, perchè giustamente gli elettori non capirebbero, o ben che vada si darebbe vita ad un governo che si paralizzerebbe ventiquattro ore dopo essere stato formato.
Quello che si deve imparare dalle altre grandi democrazie europee è un altra cosa. Ovvero una coalizione deve avere un proprio programma di governo da realizzare in caso di vittoria elettorale. Se poi, anche a causa di una legge elettorale pessima, dalle urne non dovesse uscire alcuna maggioranza allora, e solo in quel caso, nell’interesse del paese si potrebbe prendere in considerazione la possibilità di dar vita ad una legislatura costituente come è accaduto in Germania.
Ma si tratta del piano B e non del piano A.
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