TAG | PDL

Non è la prima volta che nell’ aula della Camera gli animi si accendono al punto da costringere il Presidente a sospendere la seduta ed aggiornarla al giorno successivo.
Non si era mai verificato quello che invece è successo ieri. Ovvero che i tumulti fossero provocati dalle aperte provocazioni di un ministro nei confronti dell’opposizione e che lo stesso ministro inviasse un sonorissimo vaffa… al Presidente che lo richiamava all’ordine.
Il caso costituisce un unicum al punto tale che questa mattina in Ufficio di Presidenza, riunito per decidere le sanzioni disciplinari da applicare, siamo stati costretti ad ammettere che non essendoci precedenti a cui ispirarsi era necessario chiedere un approfondimento alla giunta per il regolamento.
Purtroppo le intemperanze non si sono esaurite con quelle del Ministro La Russa. Oggi abbiamo assistito ad un secondo round nel quale dai banchi del Pdl è volato un giornale proprio sulla testa del Presidente della Camera, invece il ministro della giustizia Alfano ha pensato bene di lanciare con stizza il suo tesserino elettronico verso i banchi dell’opposizione.
Il motivo di tanto nervosismo si giustifica con la sconfitta della maggioranza su un voto relativo ad una questione procedurale che però è servito a bloccare l’aula per tutta la mattina. Poiché la maggioranza è tale solo formalmente, ma numericamente è aleatoria, sono stati convocati i ministri che stavano partecipando al Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi, appunto per votare su una questione meramente procedurale.
Non ostante la corsa a perdifiato di quelli più giovani e più vigorosi ed una votazione che è stata aperta per ben sei minuti, i ministri non sono riusciti a votare e la maggioranza è andata sotto.
E’ proprio il caso di dire ben gli sta. Infatti hanno cercato di fare i furbi per approvare in fretta e furia la trentanovesima legge ad personam per Silvio Berlusconi. Il risultato ottenuto è che la legge sulla prescrizione breve è meramente scivolata alla prossima settimana.
Non solo nel frattempo si è dimesso per protesta un sottosegretario (Mantovano), e il Pdl è sempre più preda di divisioni interne che ne paralizzano l’azione.
1
UNA PESSIMA LEGGE CHE PUO’ ANCORA ESSERE EVITATA
2 Commenti · Postato da Silvana Mura in Notizie

Oggi la commissione Affari sociali della Camera ha licenziato la legge sul testamento biologico che da lunedì 7 marzo approderà dunque in aula.
Il testo approvato oggi è pessimo e, soprattutto liberticida, perché nega in primo luogo il diritto all’autodeterminazione dell’individuo. La filosofia che pervade il provvedimento non è quella propria dei regimi liberali, ma quella degli stati totalitari.
Solo i totalitarismi, infatti, hanno la pretesa di controllare l’individuo anche nella sfera privata, e nulla può essere più soggettivo e privato della propria vita.
Che quello ideologico sia stato l’unico metro seguito nell’approvare questa legge lo dimostra il comportamento tenuto dal relatore in commissione, che ha completamente ignorato le osservazioni presenti all’interno del parere approvato dalla commissione giustizia.
Questi rilievi erano di grande interesse, e potevano contribuire, almeno in parte a migliorare il testo. Faccio un esempio chiarificatore. La commissione giustizia scrive: cari colleghi visto che stiamo per approvare una legge che introduce la Dichiarazione Anticipata di Trattamento vi segnalo che nel testo attuale non è scritto da nessuna parte che quanto inserito nella Dat debba avere un valore, non vi sembra il caso di specificarlo?
Un parere quello della commissione giustizia approvato da Deputati di Pdl e Lega, non dall’opposizione. Un parere che oggi sempre da deputati di Pdl e Lega insieme all’Udc è stato completamente disatteso.
E’ chiaro che nei confronti della legge approvata oggi in commissione non si può che rispondere con una opposizione durissima ricorrendo all’ostruzionismo. Eppure c’è ancora una via d’uscita per evitare uno scontro deleterio e, soprattutto, per non danneggiare i cittadini.
Da oggi al 7 marzo sarebbe opportuna una riflessione serena da parte di tutti che porti alla decisione di non approvare nessuna legge. In questo modo da un lato si eviterebbe una legge liberticida che una volta approvata sarebbe assai difficile da cambiare. Ma dall’altro rimarrebbe invariato l’attuale ordinamento che non prevede ne il testamento biologico, né qualsiasi forma di eutanasia.
7 marzo · legge · parlemento · PDL · testamento biologico

Pierluigi Bersani, sotto la forma di una lunga lettera inviata al Messagero, ha lanciato la proposta per cambiare l’agenda del paese.
Nella prima parte snocciola una lunga serie di dati oggettivi per dimostrare come l’Italia negli ultimi dieci anni abbia subito una clamorosa e preoccupante regressione in tutti i settori: economia, lavoro, diritti, stato sociale, ecc. ecc.
Su questo il segretario del Pd ha ragione da vendere. Non ha torto neppure quando sostiene che c’è bisogno di un programma volto a riformare le istituzioni, ad affrontare seriamente il federalismo, a mettere mano alla legge elettorale, al conflitto d’interessi, alla giustizia, ad un nuovo patto sociale e fiscale.
Bersani sbaglia nell’individuare le forze che si dovrebbero far carico di stendere e poi realizzare questo programma. Infatti il segretario del Pd non fa che ripetere quello che dice da mesi: mettiamoci tutti insieme, da Fli a Sel, contro Berlusconi per poterlo archiviare e realizzare anche le riforme costituzionali che servono al paese.
Il segretario Pd nell’invocare un nuovo CNL sbaglia due volte. Il primo errore sta nel non voler capire che programmi di riforma e di governo anche arditi debbono essere lo strumento con cui coalizioni omogenee chiedono agli elettori di dargli fiducia per consentire loro di realizzare quello che, chi ha governato fino ad oggi non ha voluto o non ha saputo fare. La destra ha clamorosamente fallito? Allora oggi più che mai un centrosinistra solido e compatto formato da Pd-Idv-Sel deve avere il coraggio di mettersi in gioco a viso aperto rischiando anche la sconfitta.
Il secondo errore sta nel fatto di voler realizzare una serie di riforme con forze come l’udc e Fli che dal 2001 sono state molti anni al governo insieme a Berlusconi e alla Lega e se non le hanno realizzate fino ad oggi non si vede perchè dovrebbero farlo ora.
Ammesso che la grande coalizione che Bersani sogna si realizzasse da un lato si regalerebbe di nuovo la vittoria a Berlusconi, perchè giustamente gli elettori non capirebbero, o ben che vada si darebbe vita ad un governo che si paralizzerebbe ventiquattro ore dopo essere stato formato.
Quello che si deve imparare dalle altre grandi democrazie europee è un altra cosa. Ovvero una coalizione deve avere un proprio programma di governo da realizzare in caso di vittoria elettorale. Se poi, anche a causa di una legge elettorale pessima, dalle urne non dovesse uscire alcuna maggioranza allora, e solo in quel caso, nell’interesse del paese si potrebbe prendere in considerazione la possibilità di dar vita ad una legislatura costituente come è accaduto in Germania.
Ma si tratta del piano B e non del piano A.
alleanze · bersani · CNL · cura · Di Pietro · diagnosi · fli · IdV · pdf · PDL · riforme · sel · Silvana Mura · udc
Oggi alla Camera si è svolta una seduta abbastanza tesa per il voto sulla riforma dell’Università. In aula c’era forte contrapposizione tra maggioranza e opposizione e gli scontri che si verificavano fuori tra polizia e studenti non rasserenavano certo il clima.
All’improvviso, però, c’è stato un momento in cui la maggior parte dei partiti politici ha trovato miracolosamente l’intesa perduta. Guarda caso il punto su cui si sono trovati quasi tutti d’accordo ha riguardato ancora una volta la difesa dei contributi dei partiti politici.
Ma che c’entrano i rimborsi elettorali con i precari dell’università? C’entrano. Perché ad un certo punto è stato posto in votazione un emendamento che proponeva di finanziare l’assunzione di un certo numero di professori associati destinando una quota dei rimborsi elettorali spettanti ai partiti politici.
Tanto è bastato per dar vita ad un’alleanza trasversale che oltre a Pdl e Lega comprende Fli, l’Udc ed una trentina di deputati del Pd. Quel tanto che basta per mettere in sicurezza il voto.
L’Italia dei Valori, invece, ha votato chiaramente a favore dell’emendamento, così come eravamo stati tra i pochi a proporre e votare l’abolizione dei vitalizi parlamentari. Purtroppo anche questa volta non è bastato.









