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E’ davvero grave che un ministro della Repubblica, come Mariastella Gelmini, esalti una condotta, come quella della Fiat nei confronti dei tre operai di Melfi, che il presidente della Repubblica ha definito grave ed di cui ha auspicato il suo superamento.
Comprendo che la Gelmini, che considera anche i diritti e le sentenze della magistratura del lavoro come l’ennesimo formalismo costituzionale e giuridico che intralcia la produzione, guardi piu’ al modello Cina che all’Europa, ma sarebbe meglio riflettesse sul fatto che la FIAT ha certamente una storia gloriosa, ma e’ stata anche l’azienda che ha piu’ beneficiato nel corso della sua lunga storia del sostegno dello stato e di questo dovrebbe tener conto quando sceglie di pagare lavoratori senza farli lavorare solo per punirli’.

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I contenuti e i toni del documento riservato della Thyssenkrupp, ora in possesso della magistratura, destano profondo sconcerto e denotano una doppiezza preoccupante tra le prese di posizione pubbliche e quelle riservate da parte dell’azienda.

In particolare è inquietante, e per questo serve fare piena luce, il passo in cui si esprime disappunto per quegli operai che, sfuggiti alla morte nel rogo del 6 dicembre, sono stati troppo attivi nel criticare l’azienda e si sostiene, a quanto riportano i giornali, che non sono possibili azioni disciplinari almeno per ora.

Una tragedia come quella di Torino, in cui 7 operai sono morti mentre svolgevano il proprio lavoro, merita maggior rispetto e considerazione da parte di tutti perché un evento simile non si debba ripetere in futuro, non certo i toni che richiamano la mentalità degli industriali ottocenteschi, che traspaiono dalla relazione della Thyssen.

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Credits Raffaele Brogna

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