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mar/11

16

VERBA VOLANT, SCRIPTA MANENT

Mentre a Fukushima lo spettro di un disastro nucleare diviene di ora in ora più probabile. Mentre il commissario all’Energia dell’Unione Europea ha evocato senza mezzi termini il pericolo di un’apocalisse nucleare anche per l’Europa, come se niente fosse la maggioranza alla Camera ha dato il via libera (con il solo voto contrario dell’Idv, il Pd non ha partecipato al voto per protesta) al decreto che regolamenta la costruzione di nuove centrali nucleari.

Il sottosegretario alle attività produttive Stefano Saglia ha dichiarato che le centrali non verranno comunque costruite in quelle regioni che si dichiareranno indisponibili ad ospitarle. Se così fosse è evidente che la battaglia sul nucleare sarebbe già vinta, visto che non c’è un solo governatore disponibile a mettersi in casa un impianto nucleare.

Il problema però è un altro. Nel decreto approvato (articolo 13) c’è scritta una cosa molto diversa da quella dichiarata da Saglia. In sintesi se la Regione non è d’accordo il governo procede comunque.
A chi gli ha fatto notare questa piccola discrepanza, il sottosegretario a risposto prontamente che se il parere delle regioni non è vincolante dal punto di vista legislativo, lo sarà comunque da quello politico.

Ragionamento un po’ strano perché come dicevano i latini verba volant, scripta manent. Se dunque il governo ha cambiato idea in merito alle procedure di individuazione dei siti per le nuove centrali, perché non modificare anche la legge?

La risposta è presto detta. Il governo sta facendo la più classica delle ammuine. Poiché vede che la paura e l’opposizione al no per il nucleare monta ogni giorno di più sia tra la gente di destra che di sinistra, al momento si cede a parole, nella paura di perdere preziosi consensi in vista delle amministrative, e nel tentativo di depotenziare un referendum che ora ha grandissime probabilità di successo, anche se si disputerà il 12 di giugno.

Al tempo stesso si guarda bene dal modificare la legge, pronto a far valere il principio del passata la festa gabbato lo santo (in questo caso gli Italiani).

Si tratta di un gioco delle tre carte inaccettabile perché mette a rischio la sicurezza delle persone e del nostro territorio. Una scorrettezza che insieme al pericolo di catastrofe nucleare potrà essere spazzata via andando a votare al Referendum che l’Idv ha presentato.

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mar/11

14

LA LEZIONE DEI FATTI

 
Purtroppo tutti siamo ancora sconvolti per gli eventi naturali che hanno sconvolto gran parte del Giappone. E’ proprio nei momenti peggiori che si vede la grandezza di un popolo in tutti i sensi. Il Giappone ha dimostrato questa grandezza sia nella compostezza del suo popolo che non si è lasciato vincere dal terrore, sia nell’elevato livello di sicurezza raggiunto nell’architettura antisismica.
 
I tanti morti, purtroppo, sono opera dello Tzunami, evento naturale contro il quale non c’è ancora difesa. Il terremoto, uno dei più violenti della storia, non ha prodotto invece danni significativi. Gli edifici sono rimasti in piedi, a riprova che la scienza può essere utilizzata per difendere l’uomo da alcune catastrofi naturali.
 
Quanto accaduto in Giappone, però, deve rappresentare un monito per tutti noi. Infatti anche in quel paese che ha mostrato al mondo di saper resistere anche ai più violenti movimenti della terra, i sistemi di sicurezza di alcune centrali atomiche non hanno retto, ed ora è forte la paura che al disastro naturale si possa aggiungere quello radioattivo.
 
Se dunque il nucleare si è dimostrato un pericolo non facile da controllare per il Giappone figuriamoci che cosa potrebbe accadere in Italia dove basta il passaggio di un tram per far venire giù cornicioni di case costruite con criteri di sicurezza assolutamente approssimativi.
 
Basta guardare alla distruzione provocata dal terremoto dell’Aquila, infinitamente più debole di quello nipponico, per rendersi conto della differenza.
 
L’Italia al pari del Giappone è un territorio a forte incidenza sismica. L’Italia a differenza del Giappone è indietro anni luce nelle costruzioni antisismiche. Se questo vale per le case, a maggior ragione vale per le centrali nucleari che il governo vuole ostinatamente costruire.
 
Queste centrali, per come funzionano le cose da noi, non saranno mai sicure in condizioni normali. Ma anche ammesso che lo siano, diventeranno delle vere e proprie minacce ambientali e per la vita delle persone in caso di terremoti o altre calamità naturali.
 
E’ per questo, oltre che per il fatto che stiamo parlando di un’energia ormai costosa e superata, che noi abbiamo presentato un referendum per bloccare la follia nucleare. Un referendum che, se come sembra il governo non tornerà sui suoi passi, rimarrà l’unico strumento concreto per garantire la sicurezza di tutti noi.

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gen/11

12

TRE GRANDI VITTORIE

Oggi è davvero una bellissima giornata perché l’Italia dei Valori ha ottenuto una grande vittoria.

Grazie alle firme raccolte l’estate scorsa ora i cittadini italiani potranno pronunciarsi direttamente con il loro voto sulla riapertura delle centrali nucleari e sul legittimo impedimento.

La corte costituzionale ha infatti dichiarato ammissibili i nostri quesiti referendari e questo significa che tra aprile e giugno si andrà comunque a votare.

Silvio Berlusconi comunque vada dovrà fare i conti con la giustizia. Infatti se domani sempre la corte costituzionale dichiarerà illegittima la legge sul legittimo impedimento il premier sarà costretto a correre in aula a difendersi dai suoi processi.

Se questa illegittimità non verrà dichiarata spetterà comunque agli elettori pronunciarsi e decidere se la legge è uguale per tutti.

Anche sul nucleare sarà lo stesso. Infatti fino ad oggi la decisione di riaprire le centrali nucleari era una decisione che era passata sopra la testa dei cittadini, che non avevano potuto avere voce in capitolo. Da questa sera non è più così, e grazie all’Italia dei Valori spetterà proprio ad ogni cittadino italiano decidere se vuole o meno una centrale nucleare vicino casa.

Anche sull’acqua la vittoria è stata ottenuta comunque. Il nostro quesito non è stato ammesso per un semplice motivo. Perché è già compreso da quelli presentati dai comitati che invece sono stati ammessi. Il nostro voleva essere solo una garanzia di poter evitare almeno in parte che l’acqua fosse totalmente gestita da privati.

In questo momento mi vengono in mente le parole dei tanti che mentre noi raccoglievamo le firme ci invitavano ad aspettare che la consulta si pronunciasse. Oggi siamo noi a dire a loro, visto che fino ad oggi siete rimasti a guardare almeno ora scegliete con chi stare.

Ma oggi non è tempo di polemiche. Questa sera si fa festa e da domani comincia la campagna elettorale. Forza ragazzi la stagione dei referendum è tornata!

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mag/10

12

Interviste 3 Referendum a Bologna

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Credits Raffaele Brogna

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