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Mentre governo e maggioranza pensano esclusivamente al Lodo Alfano, ovvero a come bloccare i tanti processi di Silvio Berlusconi, per tanti italiani il 2011 sarà un anno di lacrime e sangue, soprattutto per le fasce sociali più deboli.
La legge di stabilità economica (ovvero il nuovo nome della legge finanziaria) che la Camera sta esaminando in questi giorni nel settore del welfare e della sanità realizza quella che può essere definita una vera e propria macelleria sociale.
Il fondo per le non autosufficienze, che per l’anno in corso aveva un finanziamento di 400 milioni di euro, per il 2011 è stato completamente azzerato. Questo significa che tra tre mesi per le famiglie che hanno a carico un disabile grave o gravissimo non ci sarà neppure un euro di sostegno da parte dello stato.
Stessa sorte, ovvero, azzeramento è toccata al fondo che doveva finanziare le politiche sociali degli enti locali e delle regioni. Un tratto di penna che dal primo gennaio 2011 si tradurrà in meno servizi sociali offerti dagli enti locali ai cittadini.
Qualche settimana fa abbiamo sentito il Ministro dell’Economia dire che è finalmente arrivato il momento dello sviluppo ad iniziare dal sostegno concreto alle famiglie. Peccato che per il momento la realtà dei fatti sia molto diversa dalle parole. Infatti è lo stesso ministro Tremonti che dei 185 milioni di euro da destinare alle politiche di sostegno alla famiglia, ne ha lasciati in vita solo 52 milioni.
Sembrano lontani gli anni in cui la destra accusava ferocemente il governo Prodi di condurre una politica nemica delle famiglie italiane perché nella sua ultima finanziaria aveva stanziato per le politiche sociali 800 milioni di euro.
Quegli stessi che lo accusavano quest’anno alle politiche sociali hanno destinato 75 milioni di euro. Un caso di scuola per dire “stavamo meglio quando stavamo peggio”.
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Sul Lodo Alfano da giorni il segretario del Pd Bersani va ripetendo come un mantra che ricorrerà al referendum per bocciare questa riforma qualora fosse approvata in parlamento. Una posizione che non può che far piacere a chi come noi si è sempre battuto senza esitazioni contro le leggi ad personam che il premier ha imposto in questi anni.
Ma poiché c’è referendum e referendum è bene fare chiarezza in merito alla questione per evitare ogni confusione.
Quella attualmente all’esame del Senato è una legge di riforma costituzionale che garantirebbe al premier e al Capo dello stato lo scudo da ogni processo.
La riforma della costituzione è regolata dall’articolo 138 della costituzione stessa, il quale stabilisce che una legge di riforma costituzionale per entrare in vigore deve essere approvata nello steso testo per due volte ciascuno dalla Camera e dal Senato. Se nella seconda votazione di Camera e Senato non si raggiunge una maggioranza dei due terzi, allora la legge è sottoposta a referendum confermativo se ne facciano richiesta un quinto dei membri di una delle due camere.
Il referendum previsto dall’articolo 138, quello a cui fa riferimento Bersani, è dunque cosa ben diversa e assai più comoda rispetto al normale referendum abrogativo per il quale è necessario raccogliere almeno 500.000 firme di elettori italiani. Per il primo basta alzare una mano in parlamento, per il secondo c’è da farsi il mazzo per tre mesi nelle piazze.
L’Italia dei Valori, quando due anni fa il governo approvò il Lodo Alfano con legge ordinaria, non esitò a raccogliere in pieno inverno oltre un milione di firme presentando un referendum abrogativo su una legge che poi, fortunatamente è stata dichiarata illegittima dalla corte costituzionale.
E’ chiaro che oggi non possiamo che considerare con favore che il Pd abbia superato quelle perplessità che gli impedirono all’epoca di essere al nostro fianco in una campagna difficile e faticosa.
Quello che stupisce, semmai è l’enfasi che Bersani cerca di attribuire ad un atto che in realtà è scontato e dovuto. Anche perché se le forze di opposizione non richiedessero il referendum confermativo in caso di approvazione di una legge scandalosa che disonora la nostra carta fondamentale, sarebbero gli elettori che ci verrebbero a prendere a casa per obbligarci a fare il nostro dovere.
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La situazione deve essere proprio grave se anche il premier Silvio Berlusconi e’ giunto a riconoscere quello che l’Idv sostiene da tempo, ovvero che i ministri implicati in inchieste giudiziarie non possono stare al Governo. E’ anche interessante notare come il premier, almeno a parole, inizi a praticare il principio dei due pesi e due misure non solo nei confronti dei cittadini, ma ora anche verso i suoi uomini di governo. Certo e’, che se davvero Silvio Berlusconi vuole risultare credibile in questo senso, dovrebbe immediatamente bloccare il Lodo Alfano Costituzionale che, invece, ha fatto presentare dai suoi proprio pochi giorni fa’.
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LODO ALFANO: LA MAGGIORANZA GETTA MASCHERA SU RIFORME
1 Commento · Postato da Silvana Mura in Comunicati stampa

L’annuncio della prossima presentazione del Lodo Alfano costituzionale mostra il vero volto della maggioranza in tema di riforme. Siamo sicuri, infatti che lo scudo dai processi per premier e ministri sarà l’unica riforma costituzionale che vedrà la luce in questa legislatura.
Poiche’ questa legge non otterra’ la maggioranza dei due terzi siamo altrettanto sicuri che il referendum confermativo consentirà ai cittadini di pronunciarsi finalmente e definitivamente sul principio fondamentale che la legge e’ uguale per tutti, compresi il premier e i ministri’.
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