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Un grande paese lo si vede anche da come celebra le ricorrenze fondamentali della sua storia. Non si tratta di nazionalismo, ormai impensabile in piena globalizzazione, ma semplicemente la consapevolezza che un popolo esiste se ha una storia comune e valori condivisi.
In questo senso l’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia è una ricorrenza di grane rilevanza che, come tale merita di essere celebrata con solennità.
Purtroppo questo giorno si è incredibilmente trasformato in un motivo di polemica e di contrasto politico interno allo stesso governo. La Lega vuole boicottare la ricorrenza che confligge in maniera evidente con anni di propaganda secessionista. Dunque vuole a tutti i costi che il 17 marzo sia un giorno lavorativo.
Il Ministro Calderoli sostiene che il 17 marzo festivo non ce lo possiamo permettere, anche e soprattutto a causa della crisi economica. Il resto del governo tace nei confronti dei dicktat leghisti e siamo all’assurdo che ormai a poche settimane dalla ricorrenza il governo non ha ancora deciso come celebrarla.
E’ di oggi la notizia che il Presidente della Repubblica ha scritto una dura lettera al presidente della provincia autonoma di Bolzano che aveva dichiarato che gli italiani di lingua tedesca non avrebbero celebrato la ricorrenza.
Napolitano richiamando all’ordine Durnwaldner ha fatto certamente bene, ma non possiamo sorprenderci più di tanto di determinate prese di posizione, di fronte ad un atteggiamento assolutamente inqualificabile del nostro governo nazionale.
Un popolo che non celebra la sua memoria è un popolo che non esiste. Gli italiani anche a seguito del ventennio fascista hanno sempre fatto fatica a percepirsi come una patria e una nazione. Anche grazie all’opera svolta dal presidente Ciampi, molta strada era stata fatta nel senso del riconoscimento di un’appartenenza comune.
Il governo Berlusconi, tra i tanti danni prodotti è riuscito a bloccare anche questo processo.
150 anni · calderoli · CIAMPI · IdV · italia · memoria · napolitano · Silvana Mura · unità

L’Italia è purtroppo la patria dei così detti enti inutili, ovvero strutture pubbliche create cinquanta o sessanta anni fa che oggi non svolgono più alcuna funzione effettiva, ma servono a dare stipendi e posti di lavoro.
Per fortuna non tutti gli enti o gli uffici pubblici sono inutili, al contrario alcuni di essi svolgono bene funzioni molto importanti. Tra questi c’è l’Unar ( Ufficio Nazionale discriminazioni raziali). E’ stato istituito nel 2003 a seguito della direttiva europea numero 43 del 2000, che impegnava ogni stato membro a dotarsene.
Questo Ente che opera nell’ambito del Dipartimento delle Pari opportunità deve garantire l’effettiva parità di trattamento tra le persone, vigilare e rimuovere le discriminazioni fondate sulla razza, l’origine etnica, la religione o l’orientamento sessuale. In sintesi è la traduzione in fatto dell’articolo 3 della nostra costituzione.
L’Unar fino ad oggi ha svolto con grande responsabilità ed efficacia il proprio compito e solo per fare un esempio nel 2010 ha provveduto a ad avviare ben 790 denunce rivolte in gran parte a comuni ed amministrazioni pubbliche.
Se questo non bastasse l’Unar ha un altro grande pregio. Allo stato Italiano non costa un euro perché è finanziato con fondi europei.
Voi non ci crederete eppure negli emendamenti presentati al Decreto Milleproroghe, attualmente all’esame del Senato, ce n’è uno che ne chiede l’abolizione. L’ha presentato la Lega e non si tratta certo di una svista.
Poiché il carroccio è il partito che nei comuni dove governa si è distinto per la scuola di Adro, per aver negato i pasti della mensa scolastica a bimbi figli di genitori immigrati, va da se che la maggior parte dei rilievi e delle denunce dell’Unar si sono rivolte a sindaci e amministratori leghisti, costringendoli a recedere dalle loro sbalorditive iniziative.
Poiché un ente simile si è rivelato non solo una voce scomoda, ma una vera e propria spina nel fianco, la Lega, democraticamente ha pensato bene di farlo sparire.
L’operazione è grave ed inaccettabile al tempo stesso e personalmente cercherò di fare di tutto per evitare che possa andare in porto. Mi auguro che, almeno in questa occasione, il ministro delle pari opportunità Mara Carfagna, farà sentire la sua voce invece di rimanere a guardare.
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Sul federalismo il governo ha prodotto un brutto pasticcio che ha provocato l’ennesimo scontro istituzionale.
La bozza di decreto presentata sul federalismo municipale come noto non ha ottenuto il via libera previsto dalla legge da parte della commissione bicamerale appositamente istituita per vigilare sull’attuazione della riforma federalista.
Il parere favorevole presentato dal relatore ha ottenuto quindici voti a favore e quindici contrari. Pareggio, dunque, che sulla base dei regolamenti equivale ad una bocciatura.
A questo punto il governo avrebbe dovuto fermarsi. Invece nel giro di poche ore su pressione della Lega convoca in fretta e furia un consiglio dei ministri ed emana il decreto la cui bozza era stata respinta dalla commissione parlamentare.
Si è trattato di un atto di grave forzatura della prassi politico-parlamentare perché solo nelle dittature e negli stati autoritari il governo agisce infischiandosene di quello che dice il Parlamento.
Senza più l’obiettivo della riforma federale la Lega non aveva più giustificazioni per rimanere in un governo ormai morto e sarebbe stato evidente a tutti che l’unica motivazione per cui non si va ad elezioni è proteggere Berlusconi dai suoi stessi comportamenti.
Per questo Bossi ha sbattuto i pugni sul tavolo ed ha imposto ad un Berlusconi suo prigioniero di fare quello che non è mai stato fatto, ovvero fregarsene del parlamento.
Così facendo Berlusconi e Bossi hanno messo irresponsabilmente il presidente della Repubblica nella scomoda posizione di doversi schierare nel conflitto istituzionale creatosi tra governo e parlamento.
Napolitano non ha potuto fare altro che bocciare il governo definendo il decreto irricevibile e dimostrando che l’esecutivo non sa leggere neppure le leggi che lui stesso scrive.
A fronte di tanta irresponsabilità e incapacità la via d’uscita è una sola ed è quella delle elezioni. Ma Berlusconi se ne infischia e rimane asserragliato nel bunker di Palazzo Chigi.
Berlusconi · Camera · federalismo · forzatura · IdV · lega · napolitano · parlamento
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Rassegna Stampa del 03 02 2011
Commenti disabilitati · Postato da raffaele.brogna in Rassegna Stampa
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