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mar/11

31

“LA RISSA” CONTINUA NEL PDL

Non è la prima volta che nell’ aula della Camera gli animi si accendono al punto da costringere il Presidente a sospendere la seduta ed aggiornarla al giorno successivo.

Non si era mai verificato quello che invece è successo ieri. Ovvero che i tumulti fossero provocati dalle aperte provocazioni di un ministro nei confronti dell’opposizione e che lo stesso ministro inviasse un sonorissimo vaffa… al Presidente che lo richiamava all’ordine.

Il caso costituisce un unicum al punto tale che questa mattina in Ufficio di Presidenza, riunito per decidere le sanzioni disciplinari da applicare, siamo stati costretti ad ammettere che non essendoci precedenti a cui ispirarsi era necessario chiedere un approfondimento alla giunta per il regolamento.

Purtroppo le intemperanze non si sono esaurite con quelle del Ministro La Russa. Oggi abbiamo assistito ad un secondo round nel quale dai banchi del Pdl è volato un giornale proprio sulla testa del Presidente della Camera, invece il ministro della giustizia Alfano ha pensato bene di lanciare con stizza il suo tesserino elettronico verso i banchi dell’opposizione.

Il motivo di tanto nervosismo si giustifica con la sconfitta della maggioranza su un voto relativo ad una questione procedurale che però è servito a bloccare l’aula per tutta la mattina. Poiché la maggioranza è tale solo formalmente, ma numericamente è aleatoria, sono stati convocati i ministri che stavano partecipando al Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi, appunto per votare su una questione meramente procedurale.

Non ostante la corsa a perdifiato di quelli più giovani e più vigorosi ed una votazione che è stata aperta per ben sei minuti, i ministri non sono riusciti a votare e la maggioranza è andata sotto.

E’ proprio il caso di dire ben gli sta. Infatti hanno cercato di fare i furbi per approvare in fretta e furia la trentanovesima legge ad personam per Silvio Berlusconi. Il risultato ottenuto è che la legge sulla prescrizione breve è meramente scivolata alla prossima settimana.

Non solo nel frattempo si è dimesso per protesta un sottosegretario (Mantovano), e il Pdl è sempre più preda di divisioni interne che ne paralizzano l’azione.

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mar/11

16

VERBA VOLANT, SCRIPTA MANENT

Mentre a Fukushima lo spettro di un disastro nucleare diviene di ora in ora più probabile. Mentre il commissario all’Energia dell’Unione Europea ha evocato senza mezzi termini il pericolo di un’apocalisse nucleare anche per l’Europa, come se niente fosse la maggioranza alla Camera ha dato il via libera (con il solo voto contrario dell’Idv, il Pd non ha partecipato al voto per protesta) al decreto che regolamenta la costruzione di nuove centrali nucleari.

Il sottosegretario alle attività produttive Stefano Saglia ha dichiarato che le centrali non verranno comunque costruite in quelle regioni che si dichiareranno indisponibili ad ospitarle. Se così fosse è evidente che la battaglia sul nucleare sarebbe già vinta, visto che non c’è un solo governatore disponibile a mettersi in casa un impianto nucleare.

Il problema però è un altro. Nel decreto approvato (articolo 13) c’è scritta una cosa molto diversa da quella dichiarata da Saglia. In sintesi se la Regione non è d’accordo il governo procede comunque.
A chi gli ha fatto notare questa piccola discrepanza, il sottosegretario a risposto prontamente che se il parere delle regioni non è vincolante dal punto di vista legislativo, lo sarà comunque da quello politico.

Ragionamento un po’ strano perché come dicevano i latini verba volant, scripta manent. Se dunque il governo ha cambiato idea in merito alle procedure di individuazione dei siti per le nuove centrali, perché non modificare anche la legge?

La risposta è presto detta. Il governo sta facendo la più classica delle ammuine. Poiché vede che la paura e l’opposizione al no per il nucleare monta ogni giorno di più sia tra la gente di destra che di sinistra, al momento si cede a parole, nella paura di perdere preziosi consensi in vista delle amministrative, e nel tentativo di depotenziare un referendum che ora ha grandissime probabilità di successo, anche se si disputerà il 12 di giugno.

Al tempo stesso si guarda bene dal modificare la legge, pronto a far valere il principio del passata la festa gabbato lo santo (in questo caso gli Italiani).

Si tratta di un gioco delle tre carte inaccettabile perché mette a rischio la sicurezza delle persone e del nostro territorio. Una scorrettezza che insieme al pericolo di catastrofe nucleare potrà essere spazzata via andando a votare al Referendum che l’Idv ha presentato.

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mar/11

14

LA LEZIONE DEI FATTI

 
Purtroppo tutti siamo ancora sconvolti per gli eventi naturali che hanno sconvolto gran parte del Giappone. E’ proprio nei momenti peggiori che si vede la grandezza di un popolo in tutti i sensi. Il Giappone ha dimostrato questa grandezza sia nella compostezza del suo popolo che non si è lasciato vincere dal terrore, sia nell’elevato livello di sicurezza raggiunto nell’architettura antisismica.
 
I tanti morti, purtroppo, sono opera dello Tzunami, evento naturale contro il quale non c’è ancora difesa. Il terremoto, uno dei più violenti della storia, non ha prodotto invece danni significativi. Gli edifici sono rimasti in piedi, a riprova che la scienza può essere utilizzata per difendere l’uomo da alcune catastrofi naturali.
 
Quanto accaduto in Giappone, però, deve rappresentare un monito per tutti noi. Infatti anche in quel paese che ha mostrato al mondo di saper resistere anche ai più violenti movimenti della terra, i sistemi di sicurezza di alcune centrali atomiche non hanno retto, ed ora è forte la paura che al disastro naturale si possa aggiungere quello radioattivo.
 
Se dunque il nucleare si è dimostrato un pericolo non facile da controllare per il Giappone figuriamoci che cosa potrebbe accadere in Italia dove basta il passaggio di un tram per far venire giù cornicioni di case costruite con criteri di sicurezza assolutamente approssimativi.
 
Basta guardare alla distruzione provocata dal terremoto dell’Aquila, infinitamente più debole di quello nipponico, per rendersi conto della differenza.
 
L’Italia al pari del Giappone è un territorio a forte incidenza sismica. L’Italia a differenza del Giappone è indietro anni luce nelle costruzioni antisismiche. Se questo vale per le case, a maggior ragione vale per le centrali nucleari che il governo vuole ostinatamente costruire.
 
Queste centrali, per come funzionano le cose da noi, non saranno mai sicure in condizioni normali. Ma anche ammesso che lo siano, diventeranno delle vere e proprie minacce ambientali e per la vita delle persone in caso di terremoti o altre calamità naturali.
 
E’ per questo, oltre che per il fatto che stiamo parlando di un’energia ormai costosa e superata, che noi abbiamo presentato un referendum per bloccare la follia nucleare. Un referendum che, se come sembra il governo non tornerà sui suoi passi, rimarrà l’unico strumento concreto per garantire la sicurezza di tutti noi.

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Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano si è pronunciato sull’istanza presentata dai Pm della procura, rinviando a giudizio Silvio Berlusconi con l’accusa di concussione e prostituzione minorile.

Con questo pronunciamento il Gip ha risposto a tre quesiti. Il primo. Ha ritenuto che ci fossero gli estremi perché le accuse formulate dalla procura di Milano fossero valutate all’interno di un processo. Il secondo. Queste le prove prodotte dai Pm sono così evidenti da giustificare il ricorso al giudizio immediato. Terzo. Ha riconosciuto la competenza del tribunale di Milano sull’inchiesta disconoscendo invece la tesi che sosteneva invece la competenza del tribunale dei ministri.

Chiaramente Silvio Berlusconi deve essere considerato innocente finchè non ci sarà sentenza contraria passata in giudicato.

La condizione politica che lo riguarda invece è cosa diversa e certamente da oggi è mutata sensibilmente in peggio. Questo non è il primo caso di processo che vede come imputato Silvio Berlusconi. Ma è la prima volta che il presunto reato e il rinvio a giudizio si verificano mentre lui ricopre la carica di Presidente del consiglio.

Responsabilità e opportunità vorrebbero che chi ricopre una carica pubblica la abbandoni nel momento in cui si viene rinviati a giudizio. Questo perché da un lato c’è il rischio concreto che chi deve difendersi in un processo non sia in grado per tutta una serie di fattori svolgere le mansioni pubbliche a lui affidate.

Un primo lampante esempio lo abbiamo già oggi. Il presidente del Consiglio era insieme al Ministro degli interni in Sicilia dove avrebbe dovuto tenere una conferenza stampa sull’emergenza sbarchi. La conferenza stampa è stata annullata, molto probabilmente perché ritenuta non opportuna alla luce della decisione appena presa dal Gip. Una conferenza stampa che tra l’altro avrebbe avuto il risvolto imbarazzante di vedere fianco a fianco un imputato ed il rappresentante di una delle parti lese (Il Ministero dell’interno) proprio da quell’imputato.

Dall’altro lato c’è il rischio che, rimanendo premier, Berlusconi coinvolgerà il governo nelle conseguenze mediatiche prodotte dal processo e che certamente danneggeranno ancora di più l’immagine dell’Italia nel mondo.

Berlusconi per una volta in quindici anni dovrebbe comportarsi da statista e dimettersi immediatamente. Spetterà poi al Capo dello Stato valutare, secondo le sue prerogative, la situazione politica e scegliere la strada ritenuta più opportuna.

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Credits Raffaele Brogna

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