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Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano si è pronunciato sull’istanza presentata dai Pm della procura, rinviando a giudizio Silvio Berlusconi con l’accusa di concussione e prostituzione minorile.

Con questo pronunciamento il Gip ha risposto a tre quesiti. Il primo. Ha ritenuto che ci fossero gli estremi perché le accuse formulate dalla procura di Milano fossero valutate all’interno di un processo. Il secondo. Queste le prove prodotte dai Pm sono così evidenti da giustificare il ricorso al giudizio immediato. Terzo. Ha riconosciuto la competenza del tribunale di Milano sull’inchiesta disconoscendo invece la tesi che sosteneva invece la competenza del tribunale dei ministri.

Chiaramente Silvio Berlusconi deve essere considerato innocente finchè non ci sarà sentenza contraria passata in giudicato.

La condizione politica che lo riguarda invece è cosa diversa e certamente da oggi è mutata sensibilmente in peggio. Questo non è il primo caso di processo che vede come imputato Silvio Berlusconi. Ma è la prima volta che il presunto reato e il rinvio a giudizio si verificano mentre lui ricopre la carica di Presidente del consiglio.

Responsabilità e opportunità vorrebbero che chi ricopre una carica pubblica la abbandoni nel momento in cui si viene rinviati a giudizio. Questo perché da un lato c’è il rischio concreto che chi deve difendersi in un processo non sia in grado per tutta una serie di fattori svolgere le mansioni pubbliche a lui affidate.

Un primo lampante esempio lo abbiamo già oggi. Il presidente del Consiglio era insieme al Ministro degli interni in Sicilia dove avrebbe dovuto tenere una conferenza stampa sull’emergenza sbarchi. La conferenza stampa è stata annullata, molto probabilmente perché ritenuta non opportuna alla luce della decisione appena presa dal Gip. Una conferenza stampa che tra l’altro avrebbe avuto il risvolto imbarazzante di vedere fianco a fianco un imputato ed il rappresentante di una delle parti lese (Il Ministero dell’interno) proprio da quell’imputato.

Dall’altro lato c’è il rischio che, rimanendo premier, Berlusconi coinvolgerà il governo nelle conseguenze mediatiche prodotte dal processo e che certamente danneggeranno ancora di più l’immagine dell’Italia nel mondo.

Berlusconi per una volta in quindici anni dovrebbe comportarsi da statista e dimettersi immediatamente. Spetterà poi al Capo dello Stato valutare, secondo le sue prerogative, la situazione politica e scegliere la strada ritenuta più opportuna.

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L’invito alla mobilitazione lanciato da Silvio Berlusconi ai club della liberta’ dimostra che il governo e’ gia’ in campagna elettorale e che nel suo orizzonte ci sono solo le elezioni. Poiche’ il paese ha bisogno di essere governato e non di essere preso in giro con la propaganda o con provvedimenti di natura elettorale, ci auguriamo che alla ripresa autunnale il governo metta subito le carte sul tavolo aprendo la crisi invece di perdere tempo alla ricerca di inutili pretesti.
Inoltre dico fermamente no a leggi delega per risolvere le difficoltà di questo Governo. La crisi che travaglia la maggioranza e il governo è una questione politica che non può e non deve trasformarsi in un escamotage per sovvertire elementari meccanismi istituzionali. Sui quattro punti programmatici Pdl, finiani e Lega facciano quello che credono ma è impensabile che il governo con la scusa della crisi provi a far approvare una serie di leggi delega su giustizia, fisco, Sud e quant’altro, come propone oggi furbescamente Calderoli. Se il governo ha i numeri vada avanti altrimenti si apra la crisi, ma il Parlamento non può essere espropriato ulteriormente dei suoi poteri.

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Credits Raffaele Brogna

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