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LA CARFAGNA USA LO STESSO MODUS OPERANDI DEL SUO CAPO
4 Commenti · Postato da Silvana Mura in Notizie

Oggi la Camera votava le mozioni presentate in materia di contrasto alle violenza sessuale sulle donne. Tra i testi presentati il Governo per bocca del Ministro Carfagna ha espresso parere negativo solo nei confronti della mozione dell‘Italia dei valori. Premetto che il dissenso da parte di un Governo che in materia di pari opportunità non ha fatto assolutamente nulla è per noi una medaglia di cui andiamo fieri, perchè dimostra ancora una volta che l’Italia dei valori è l’unico partito che svolge al meglio il ruolo di una vera opposizione. Poichè però nel merito la mozione dell’idv non aveva nulla che non potesse essere accolto dal governo ritengo che l’unico motivo che ha portato ad esprimere parere contrario dipenda dal fatto che noi non abbiamo voluto essere ipocriti e nel corso del dibattito siamo stati gli unici a porre in maniera netta la questione del caso Ruby e delle cene di Arcore con le conseguenze negative che queste vicende stanno arrecando all’immagine delle donne italiane. Si tratta di un comportamento irresponsabile che ancora una volta antepone gli interessi personali e di parte rispetto a quelli della comunità. La ministra Carfagna da brava scolaretta del suo Capo ha assunto lo stesso comportamento sconsiderato di cui si è reso protagonista ieri sera Silvio Berlusconi nel corso della trasmissione L’Infedele di Gad Lerner. E’ un governo che non tollera il dissenso perché questo maschera le bugie sulle quali si regge.
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MARTEDI’ GIROTONDO A MONTECITORIO PER DIGNITA’ DELLE DONNE
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E’ necessario mobilitarsi per tutelare la dignità di tutte le donne lesa dal comportamento offensivo e degradante socialmente, politicamente e culturalmente del Presidente Berlusconi. L’Italia ha ed ha avuto nella storia donne che non si sono offerte come oggetti in cambio di denaro, favori o ruoli di potere. In nome di queste donne e delle cittadine italiane che vivono oggi sulla loro pelle lo sfregio, e delle “nuove italiane” immigrate e senza diritti, scenderò in piazza insieme alle parlamentari dell’idv Anita Di Giuseppe, Giuliana Carlino e Patrizia Bugnano. Invito tutte le donne, le associazioni femminili e le immigrate a venire con noi davanti a Montecitorio alle 16 per costituire un girotondo che abbracci simbolicamente le istituzioni. In quella occasione consegneremo al Presidente Berlusconi il documento con cui illustriamo le ragioni per le quali come donne non ci sentiamo rappresentate dal presidente del Consiglio.
All’aberrante disinvoltura con cui Berlusconi ha distrutto anni di lotta per la parità femminile rispondiamo riprendendoci le piazze.
Ecco il testo del documento:
Le donne italiane e le nuove italiane, contribuiscono quotidianamente a nutrire e far crescere questo Paese: nelle case dove allevano figli e curano anziani sostituendo il welfare italiano, nelle aziende anche se sempre troppo poco ai vertici. Ugualmente, nel mondo della politica permane il ruolo di ancella: questo è il contesto culturale e politico che legittima e consente al Premier di trattare le donne come strumenti del suo piacere personale, spogliate della dignità e del rispetto.
La potenza di fuoco della tv commerciale, proprio quella di Berlusconi, ha consacrato l’immagine della donna muta con le sue carni in mostra. Il Premier ha dimostrato quanto crede in questo paradigma, nell’utilizzare giovani donne indistintamente per organizzare liste elettorali o festini “bunga-bunga”. In questo clima, si alimenta la mercificazione del corpo della donna e le veline diventano ministri per le pari opportunità.
Ormai imperversano cronache di veline, escort, harem a libro paga e l’intero mondo guarda sgomento alle vittime sacrificali di un vecchio satrapo. E’ il momento di dire basta.
Nell’Italia che amiamo e in cui crediamo le donne hanno dimostrato di avere intelletto, talento, dignità, coraggio, grinta, ingegno, maternità. A ricordarcelo sono le nostre antenate, quelle che hanno reso grande il nostro Paese. Un girotondo di cittadine abbraccia le sue “capostipite” Anita Garibaldi, Nilde Iotti, Filomena Delli Castelli, Tina Merlin, Grazia Deledda, Eleonora Fonseca, Matilde Serao, Eleonora Duse, Maria Montessori, Artemisia Gentileschi, Anna Magnani, Teresa Noce, Elsa Morante, ed idealmente le costituenti, mondine, tabacchine, scienziate, operaie, imprenditrici, partigiane,
nel loro nome ed in ricordo delle loro azioni,
chiediamo
le dimissioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, perché il suo comportamento calpesta ogni giorno dignità e diritti delle donne italiane assieme alla memoria di chi ha reso grande l’Italia.
Silvio Berlusconi è la malattia del nostro paese, noi siamo la cura.
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In questi giorni si fa un gran parlare della vicenda Ruby e da qualche parte, chiaramente vicina al premier, c’è chi invita l’opposizione a lasciar perdere queste vicende e ad occuparsi invece di questioni più concrete.
Nessun problema da parte mia a raccogliere l’invito ed a porre una questione quanto mai concreta che dimostra come questo scandalo renda un’anatra zoppa il governo ed il suo premier.
Lunedì prossimo all’ordine del giorno della Camera dei Deputati è previsto un dibattito su mozioni in materia di violenze sessuali e discriminazioni nei confronti delle donne.
Il calendario dei lavori è stato preparato settimane fa, quando nessuno poteva prevedere quanto poi sarebbe accaduto. Questo scherzo del destino è però estremamente indicativo.
Lunedì, infatti, saranno discussi e votato documenti che, se approvati, impegnano il governo a realizzare una serie di interventi in materia. Il Ministro delle Pari Opportunità dovrà intervenire in aula ed esprimere il parere sui testi in discussione.
Che si fa? Facciamo tutti finta di niente e procediamo sul tema come se nulla fosse accaduto? Quale credibilità potranno avere gli interventi degli esponenti del Pdl e dello stesso ministro Carfagna, che sono stati precettati manu militari nella difesa ad oltranza del premier?
L’Italia dei Valori certo non sarà ipocrita e nell’intervento che svolgerò porrò la questione che riguarda un presidente del consiglio che più volte con la sua azione pubblica ha arrecato un danno estremamente grave all’immagine della donna.
Questo è solo un caso, anche se lampante, delle condizioni di inabilità pressoché totale nelle quali si trova il governo e il suo presidente del consiglio. Ed è per questo che ancora una volta gli rinnoviamo l’invito a dimettersi e ad andare al più presto al voto.
Scarica la mozione dell’IDV che affronta il tema della violenza sulle donne: clicca qui
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Matteo Brigandì, membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura, nel corso della trasmissione KlausCondicio ha dichiarato che le leggi sulla violenza sessuale e sullo stalking, approvate in questa legislatura dal Parlamento, sono leggi inutili, spot che non servono assolutamente a nulla.
Quasi in contemporanea con le parole di Brigandì le agenzie di stampa hanno dato notizia di un episodio accaduto nel comune di Castel San Pietro in provincia di Bologna. Qui il consigliere comunale di opposizione, Gino Volta, per rappresentare il suo dissenso nei confronti dell’amministrazione comunale, ha regalato al Sindaco Sara Brunori un paio di slip accompagnati da una frase allusiva e offensiva.
I due episodi, tra i quali è difficile individuare quello più riprovevole, hanno un legame non secondario. Brigandì e Volta, a diversi livelli e con diverse storie, sono entrambi esponenti della Lega Nord.
Le loro parole e i loro atti denotano una preoccupante mentalità propria della Lega Nord a sfondo fortemente sessista e assolutamente discriminatorio nei confronti delle donne. Di tutte le donne, ad iniziare da quelle del nord che in gran numero votano con convinzione il Carroccio.
Brigandì con le sue parole non ha offeso solo le donne, ma ha danneggiato l’immagine di un organo costituzionale come il Csm, che evidentemente è inadeguato a rappresentare. Volta, invece, oltre a Sara Brunori, ha offeso un’istituzione che il sindaco rappresenta nella sua persona. Senza considerare un pizzico di vigliaccheria che avrebbe portato sicuramente il consigliere comunale a scegliere una diversa forma di polemica se il sindaco fosse stato un uomo.
Scuse ufficiali sono doverose in entrambe i casi, ma è venuta l’ora di dire basta con i fatti a queste inaccettabili forme di discriminazione. Un modo c’è, e mi rivolgo in particolare alle donne, non votare più per chi vi insulta e non riconosce il nostro ruolo fondamentale in questa società.









