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TAG | Di Pietro

mar/11

14

LA LEZIONE DEI FATTI

 
Purtroppo tutti siamo ancora sconvolti per gli eventi naturali che hanno sconvolto gran parte del Giappone. E’ proprio nei momenti peggiori che si vede la grandezza di un popolo in tutti i sensi. Il Giappone ha dimostrato questa grandezza sia nella compostezza del suo popolo che non si è lasciato vincere dal terrore, sia nell’elevato livello di sicurezza raggiunto nell’architettura antisismica.
 
I tanti morti, purtroppo, sono opera dello Tzunami, evento naturale contro il quale non c’è ancora difesa. Il terremoto, uno dei più violenti della storia, non ha prodotto invece danni significativi. Gli edifici sono rimasti in piedi, a riprova che la scienza può essere utilizzata per difendere l’uomo da alcune catastrofi naturali.
 
Quanto accaduto in Giappone, però, deve rappresentare un monito per tutti noi. Infatti anche in quel paese che ha mostrato al mondo di saper resistere anche ai più violenti movimenti della terra, i sistemi di sicurezza di alcune centrali atomiche non hanno retto, ed ora è forte la paura che al disastro naturale si possa aggiungere quello radioattivo.
 
Se dunque il nucleare si è dimostrato un pericolo non facile da controllare per il Giappone figuriamoci che cosa potrebbe accadere in Italia dove basta il passaggio di un tram per far venire giù cornicioni di case costruite con criteri di sicurezza assolutamente approssimativi.
 
Basta guardare alla distruzione provocata dal terremoto dell’Aquila, infinitamente più debole di quello nipponico, per rendersi conto della differenza.
 
L’Italia al pari del Giappone è un territorio a forte incidenza sismica. L’Italia a differenza del Giappone è indietro anni luce nelle costruzioni antisismiche. Se questo vale per le case, a maggior ragione vale per le centrali nucleari che il governo vuole ostinatamente costruire.
 
Queste centrali, per come funzionano le cose da noi, non saranno mai sicure in condizioni normali. Ma anche ammesso che lo siano, diventeranno delle vere e proprie minacce ambientali e per la vita delle persone in caso di terremoti o altre calamità naturali.
 
E’ per questo, oltre che per il fatto che stiamo parlando di un’energia ormai costosa e superata, che noi abbiamo presentato un referendum per bloccare la follia nucleare. Un referendum che, se come sembra il governo non tornerà sui suoi passi, rimarrà l’unico strumento concreto per garantire la sicurezza di tutti noi.

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gen/11

7

DIAGNOSI GIUSTA, CURA SBAGLIATA

Pierluigi Bersani, sotto la forma di una lunga lettera inviata al Messagero, ha lanciato la proposta per cambiare l’agenda del paese.

Nella prima parte snocciola una lunga serie di dati oggettivi per dimostrare come l’Italia negli ultimi dieci anni abbia subito una clamorosa e preoccupante regressione in tutti i settori: economia, lavoro, diritti, stato sociale, ecc. ecc.

Su questo il segretario del Pd ha ragione da vendere. Non ha torto neppure quando sostiene che c’è bisogno di un programma volto a riformare le istituzioni, ad affrontare seriamente il federalismo, a mettere mano alla legge elettorale, al conflitto d’interessi, alla giustizia, ad un nuovo patto sociale e fiscale.

Bersani sbaglia nell’individuare le forze che si dovrebbero far carico di stendere e poi realizzare questo programma. Infatti il segretario del Pd non fa che ripetere quello che dice da mesi: mettiamoci tutti insieme, da Fli a Sel, contro Berlusconi per poterlo archiviare e realizzare anche le riforme costituzionali che servono al paese.

Il segretario Pd nell’invocare un nuovo CNL sbaglia due volte. Il primo errore sta nel non voler capire che programmi di riforma e di governo anche arditi debbono essere lo strumento con cui coalizioni omogenee chiedono agli elettori di dargli fiducia per consentire loro di realizzare quello che, chi ha governato fino ad oggi non ha voluto o non ha saputo fare. La destra ha clamorosamente fallito? Allora oggi più che mai un centrosinistra solido e compatto formato da Pd-Idv-Sel deve avere il coraggio di mettersi in gioco a viso aperto rischiando anche la sconfitta.

Il secondo errore sta nel fatto di voler realizzare una serie di riforme con forze come l’udc e Fli che dal 2001 sono state molti anni al governo insieme a Berlusconi e alla Lega e se non le hanno realizzate fino ad oggi non si vede perchè dovrebbero farlo ora.

Ammesso che la grande coalizione che Bersani sogna si realizzasse da un lato si regalerebbe di nuovo la vittoria a Berlusconi, perchè giustamente gli elettori non capirebbero, o ben che vada si darebbe vita ad un governo che si paralizzerebbe ventiquattro ore dopo essere stato formato.

Quello che si deve imparare dalle altre grandi democrazie europee è un altra cosa. Ovvero una coalizione deve avere un proprio programma di governo da realizzare in caso di vittoria elettorale. Se poi, anche a causa di una legge elettorale pessima, dalle urne non dovesse uscire alcuna maggioranza allora, e solo in quel caso, nell’interesse del paese si potrebbe prendere in considerazione la possibilità di dar vita ad una legislatura costituente come è accaduto in Germania.

Ma si tratta del piano B e non del piano A.

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dic/10

28

BASTA CON L’IPSE DIXIT

Paolo Flores D’Aracais da tempo fa le pulci all’Italia dei Valori e lo fa con uno stile del tutto particolare, come ha dimostrato anche l’ultima polemica.

Lui ama salire su un pulpito e declamare le sue tesi accusatorie. Da buon laico di quella sinistra snob e salottiera Flores è più’ dogmatico di un teologo e i suoi dogmi non ammettono contradditorio.

La sua acrimonia nei confronti dell’Italia dei Valori, come sempre accade nelle vicende umane ha un motivo ben preciso e terreno. Essa nasce quando alla vigilia delle elezioni europee propone a Di Pietro di realizzare una lista dei senza partito. Una proposta un po’ strampalata, tipica di chi vorrebbe far politica in veste da camera e pantofole, nella quale l’Idv avrebbe dovuto mettere strutture e soldi, rinunciando pero’ al simbolo, mentre altri si sarebbero sobbarcati l’onere di fare i candidati.

La proposta è stata chiaramente rinviata al mittente, e da quel momento Flores si è accorto che l’Idv aveva a suo dire un personale impresentabile. Così nascono le pseudo inchieste sul partito. E da ultimo la richiesta di dar vita ad un “congresso big bang” che azzeri tutto.

Flores, che solitamente riflette sui massimi sistemi del mondo, non si è accorto che l’Italia dei Valori ha dato vita ad una fase congressuale durata un anno e mezzo. A livello nazionale, regionale e provinciale gli attuali dirigenti sono stati eletti democraticamente.

Come in tutte le competizioni e come prevede la democrazia, una parte vince ed una perde. Non voler riconoscere questo e continuare a denunciare un verticismo che non c’è significa offendere tanti militanti che hanno partecipato e votato ai congressi.

L’Idv in questi anni è cresciuta molto in termini di consensi e di radicamento. Il passo ulteriore che dobbiamo compiere è quello di spogliarci da una sorta di complesso di inferiorità culturale che ancora ci portiamo dietro. Chi protesta o critica non ha ragione a priori. Così come l’ipse dixit a noi non sta bene.

Caro Flores questa volta, e non è la prima, hai sbagliato indirizzo e nel dirtelo non credo di commettere un reato di lesa maestà.

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dic/10

13

UNA PROVA DI FORZA VINTA ALLA GRANDE

Più passano i giorni più aumenta la consapevolezza dell’impresa che siamo riusciti a realizzare il 10 dicembre a Bologna, dando vita ad una manifestazione straordinaria per partecipazione, entusiasmo e contenuti.

Mentre qui alla Camera dei Deputati sta per iniziare il dibattito sulla fiducia, le immagini dei settemila e passa che hanno riempito il Paladozza, oltre alle decine di migliaia che hanno seguito l’evento in diretta streaming, sono la migliore risposta al mercato delle coscienze che continuerà a proseguire fino ad un secondo prima del voto.

Chi non è di Bologna deve sapere che con il Paladozza i partiti temono il confronto perché potrebbe riservare cocenti delusioni. L’Italia dei Valori non ha avuto paura. L’ha sfidato ed ha vinto alla grande.

Il merito è delle tante persone di Bologna che, sfidando il freddo, sono state ore in fila fuori dai cancelli e molti di loro sono stati costretti a tornarsene a casa perché tutti i posti erano esauriti. In tanti si sono mossi dall’Emilia Romagna per essere presenti alla serata e dare il loro contributo di partecipazione.

La cosa più bella è che su quegli spalti non tutti erano militanti o votanti dell’Idv eppure c’erano. Il tema della serata era di assoluto interesse così come di primordine era il parterre degli ospiti. Ma è innegabile che quella folla ha voluto tributare un abbraccio ideale ad Antonio Di Pietro, proprio nel giorno in cui due giuda avevano deciso di abbandonare il partito. E’ stato un modo per riconfermare tutta la fiducia al presidente dell’Idv e spronarlo a proseguire su quella strada sulla quale cammina ormai da anni.

Per quanto mi riguarda il Dittatore del Bunga Bunga è stata la più grande manifestazione che abbiamo mai organizzato in Emilia Romagna (ma anche a livello nazionale sono poche quelle che hanno avuto un simile successo), dando una prova evidente della forza e delle capacità di questo partito.

Un successo così grande è il risultato del lavoro di tantissime persone che, ognuna nel proprio settore, ha svolto al meglio il proprio compito. E’ per questo che ci tengo a ringraziarli tutti ancora una volta.

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Credits Raffaele Brogna

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