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Non è la prima volta che nell’ aula della Camera gli animi si accendono al punto da costringere il Presidente a sospendere la seduta ed aggiornarla al giorno successivo.
Non si era mai verificato quello che invece è successo ieri. Ovvero che i tumulti fossero provocati dalle aperte provocazioni di un ministro nei confronti dell’opposizione e che lo stesso ministro inviasse un sonorissimo vaffa… al Presidente che lo richiamava all’ordine.
Il caso costituisce un unicum al punto tale che questa mattina in Ufficio di Presidenza, riunito per decidere le sanzioni disciplinari da applicare, siamo stati costretti ad ammettere che non essendoci precedenti a cui ispirarsi era necessario chiedere un approfondimento alla giunta per il regolamento.
Purtroppo le intemperanze non si sono esaurite con quelle del Ministro La Russa. Oggi abbiamo assistito ad un secondo round nel quale dai banchi del Pdl è volato un giornale proprio sulla testa del Presidente della Camera, invece il ministro della giustizia Alfano ha pensato bene di lanciare con stizza il suo tesserino elettronico verso i banchi dell’opposizione.
Il motivo di tanto nervosismo si giustifica con la sconfitta della maggioranza su un voto relativo ad una questione procedurale che però è servito a bloccare l’aula per tutta la mattina. Poiché la maggioranza è tale solo formalmente, ma numericamente è aleatoria, sono stati convocati i ministri che stavano partecipando al Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi, appunto per votare su una questione meramente procedurale.
Non ostante la corsa a perdifiato di quelli più giovani e più vigorosi ed una votazione che è stata aperta per ben sei minuti, i ministri non sono riusciti a votare e la maggioranza è andata sotto.
E’ proprio il caso di dire ben gli sta. Infatti hanno cercato di fare i furbi per approvare in fretta e furia la trentanovesima legge ad personam per Silvio Berlusconi. Il risultato ottenuto è che la legge sulla prescrizione breve è meramente scivolata alla prossima settimana.
Non solo nel frattempo si è dimesso per protesta un sottosegretario (Mantovano), e il Pdl è sempre più preda di divisioni interne che ne paralizzano l’azione.

Mentre a Fukushima lo spettro di un disastro nucleare diviene di ora in ora più probabile. Mentre il commissario all’Energia dell’Unione Europea ha evocato senza mezzi termini il pericolo di un’apocalisse nucleare anche per l’Europa, come se niente fosse la maggioranza alla Camera ha dato il via libera (con il solo voto contrario dell’Idv, il Pd non ha partecipato al voto per protesta) al decreto che regolamenta la costruzione di nuove centrali nucleari.
Il sottosegretario alle attività produttive Stefano Saglia ha dichiarato che le centrali non verranno comunque costruite in quelle regioni che si dichiareranno indisponibili ad ospitarle. Se così fosse è evidente che la battaglia sul nucleare sarebbe già vinta, visto che non c’è un solo governatore disponibile a mettersi in casa un impianto nucleare.
Il problema però è un altro. Nel decreto approvato (articolo 13) c’è scritta una cosa molto diversa da quella dichiarata da Saglia. In sintesi se la Regione non è d’accordo il governo procede comunque.
A chi gli ha fatto notare questa piccola discrepanza, il sottosegretario a risposto prontamente che se il parere delle regioni non è vincolante dal punto di vista legislativo, lo sarà comunque da quello politico.
Ragionamento un po’ strano perché come dicevano i latini verba volant, scripta manent. Se dunque il governo ha cambiato idea in merito alle procedure di individuazione dei siti per le nuove centrali, perché non modificare anche la legge?
La risposta è presto detta. Il governo sta facendo la più classica delle ammuine. Poiché vede che la paura e l’opposizione al no per il nucleare monta ogni giorno di più sia tra la gente di destra che di sinistra, al momento si cede a parole, nella paura di perdere preziosi consensi in vista delle amministrative, e nel tentativo di depotenziare un referendum che ora ha grandissime probabilità di successo, anche se si disputerà il 12 di giugno.
Al tempo stesso si guarda bene dal modificare la legge, pronto a far valere il principio del passata la festa gabbato lo santo (in questo caso gli Italiani).
Si tratta di un gioco delle tre carte inaccettabile perché mette a rischio la sicurezza delle persone e del nostro territorio. Una scorrettezza che insieme al pericolo di catastrofe nucleare potrà essere spazzata via andando a votare al Referendum che l’Idv ha presentato.
Camera · IdV · italia · nucleare · referendum · regioni · saglia

Sul federalismo il governo ha prodotto un brutto pasticcio che ha provocato l’ennesimo scontro istituzionale.
La bozza di decreto presentata sul federalismo municipale come noto non ha ottenuto il via libera previsto dalla legge da parte della commissione bicamerale appositamente istituita per vigilare sull’attuazione della riforma federalista.
Il parere favorevole presentato dal relatore ha ottenuto quindici voti a favore e quindici contrari. Pareggio, dunque, che sulla base dei regolamenti equivale ad una bocciatura.
A questo punto il governo avrebbe dovuto fermarsi. Invece nel giro di poche ore su pressione della Lega convoca in fretta e furia un consiglio dei ministri ed emana il decreto la cui bozza era stata respinta dalla commissione parlamentare.
Si è trattato di un atto di grave forzatura della prassi politico-parlamentare perché solo nelle dittature e negli stati autoritari il governo agisce infischiandosene di quello che dice il Parlamento.
Senza più l’obiettivo della riforma federale la Lega non aveva più giustificazioni per rimanere in un governo ormai morto e sarebbe stato evidente a tutti che l’unica motivazione per cui non si va ad elezioni è proteggere Berlusconi dai suoi stessi comportamenti.
Per questo Bossi ha sbattuto i pugni sul tavolo ed ha imposto ad un Berlusconi suo prigioniero di fare quello che non è mai stato fatto, ovvero fregarsene del parlamento.
Così facendo Berlusconi e Bossi hanno messo irresponsabilmente il presidente della Repubblica nella scomoda posizione di doversi schierare nel conflitto istituzionale creatosi tra governo e parlamento.
Napolitano non ha potuto fare altro che bocciare il governo definendo il decreto irricevibile e dimostrando che l’esecutivo non sa leggere neppure le leggi che lui stesso scrive.
A fronte di tanta irresponsabilità e incapacità la via d’uscita è una sola ed è quella delle elezioni. Ma Berlusconi se ne infischia e rimane asserragliato nel bunker di Palazzo Chigi.
Berlusconi · Camera · federalismo · forzatura · IdV · lega · napolitano · parlamento

Domani alla Camera voteremo sulla richiesta di autorizzazione a procedere alla perquisizione degli uffici del dott. Spinelli, collaboratore storico di Silvio Berlusconi, inviata dalla Procura di Milano.
Poiché gli uffici di Spinelli sono stati dichiarati di pertinenza della segreteria politica dell’on. Berlusconi, come prevede la Costituzione all’articolo 68, questi non possono essere perquisiti se la Camera non da il via libera.
Dunque ci si aspetterebbe di doverci pronunciare con un si o con un no a tale richiesta. Se però si va a leggere la relazione di maggioranza approvata dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere (l’organo parlamentare che istruisce la pratica) si scopre che così non è e che il tema del contendere è stato completamente modificato.
Il testo merita di essere letto (è reperibile sul sito della Camera cliccando dall’homepage “atti di indirizzo e controllo” quindi “DOC” ed infine aprire il numero IV n. 13-bis-A) per la creatività di chi è riuscito a dar vita a simili contorsionismi logici.
Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere al pensiero che documenti parlamentari debbano riportare tesi simili. Le chicche vere sono due. La prima riguarda la tesi che gli eventuali reati commessi da Berlusconi debbono essere accertati non dalla magistratura ordinaria, bensì dal tribunale dei ministri perché eventualmente commessi svolgendo le funzioni di presidente del consiglio.
Che significa? Semplice che la maggioranza dipinge il suo capo come un povero fesso che si era bevuto la storia che Ruby fosse la nipote di Mubarak, e che intervenne per evitare imbarazzi diplomatici.
Il secondo capolavoro riguarda la tesi con cui si cerca di asserire che se proprio la competenza è della magistratura ordinaria, questa è del tribunale di Monza e non di quello di Milano. La motivazione è la seguente: l’eventuale concussione e quindi il reato si verifica nel momento in cui Berlusconi telefona al dirigente della questura di Milano. Quando la fa il dirigente è a casa sua che si trova a Sesto San Giovanni e dunque nella giurisdizione di Monza!
Chi ha partorito queste cose è semplicemente un genio, ma soprattutto deve essere un grande ammiratore dell’opera letteraria di Pirandello dal titolo così è se vi pare.
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