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Purtroppo tutti siamo ancora sconvolti per gli eventi naturali che hanno sconvolto gran parte del Giappone. E’ proprio nei momenti peggiori che si vede la grandezza di un popolo in tutti i sensi. Il Giappone ha dimostrato questa grandezza sia nella compostezza del suo popolo che non si è lasciato vincere dal terrore, sia nell’elevato livello di sicurezza raggiunto nell’architettura antisismica.
I tanti morti, purtroppo, sono opera dello Tzunami, evento naturale contro il quale non c’è ancora difesa. Il terremoto, uno dei più violenti della storia, non ha prodotto invece danni significativi. Gli edifici sono rimasti in piedi, a riprova che la scienza può essere utilizzata per difendere l’uomo da alcune catastrofi naturali.
Quanto accaduto in Giappone, però, deve rappresentare un monito per tutti noi. Infatti anche in quel paese che ha mostrato al mondo di saper resistere anche ai più violenti movimenti della terra, i sistemi di sicurezza di alcune centrali atomiche non hanno retto, ed ora è forte la paura che al disastro naturale si possa aggiungere quello radioattivo.
Se dunque il nucleare si è dimostrato un pericolo non facile da controllare per il Giappone figuriamoci che cosa potrebbe accadere in Italia dove basta il passaggio di un tram per far venire giù cornicioni di case costruite con criteri di sicurezza assolutamente approssimativi.
Basta guardare alla distruzione provocata dal terremoto dell’Aquila, infinitamente più debole di quello nipponico, per rendersi conto della differenza.
L’Italia al pari del Giappone è un territorio a forte incidenza sismica. L’Italia a differenza del Giappone è indietro anni luce nelle costruzioni antisismiche. Se questo vale per le case, a maggior ragione vale per le centrali nucleari che il governo vuole ostinatamente costruire.
Queste centrali, per come funzionano le cose da noi, non saranno mai sicure in condizioni normali. Ma anche ammesso che lo siano, diventeranno delle vere e proprie minacce ambientali e per la vita delle persone in caso di terremoti o altre calamità naturali.
E’ per questo, oltre che per il fatto che stiamo parlando di un’energia ormai costosa e superata, che noi abbiamo presentato un referendum per bloccare la follia nucleare. Un referendum che, se come sembra il governo non tornerà sui suoi passi, rimarrà l’unico strumento concreto per garantire la sicurezza di tutti noi.
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DESTRIERI, IPPOPOTAMI E LE CRITICHE DEL COLLE
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Ieri si è verificato un fatto politico di grande rilievo e al tempo stesso abbastanza insolito. Il Presidente della Repubblica ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato all’interno della quale rivolge una durissima critica al governo sia per i contenuti del decreto mille proroghe che per il metodo utilizzato per la sua approvazione.
Napolitano nel merito critica l’eterogeneità dei provvedimenti inseriti nel decreto con gli emendamenti approvati al senato, che non avendo nulla a che fare l’oggetto stesso del decreto, ovvero il differimento di alcune scadenze, lo hanno trasformato in una sorta di finanziaria (la stessa accusa che avevo mosso nel post di ieri). Molte di queste norme, inoltre, per il capo dello stato, presentano forti profili di incostituzionalità.
Nel metodo i richiami del Quirinale sono forse ancora più duri. In primo luogo si stigmatizza che il decreto sia stato trattenuto per 50 dei sessanta giorni della sua durata al Senato, anche se poi l’esame di palazzo Madama si è poi concluso in pochissimi giorni.
La seconda critica mossa dal capo dello stato riguarda il fatto che le modifiche apposte successivamente all’emanazione del decreto di fatto aggirano il vaglio preventivo di legittimità costituzionale che è una delle principali prerogative del presidente della Repubblica.
Di fronte a questa bocciatura senza appello, Berlusconi oggi non ha saputo far altro che lamentarsi dei regolamenti parlamentari e lo ha fatto ricorrendo ad una metafora. Il premier ha detto che il governo vara i destrieri e poi il Parlamento li trasforma in ippopotami.
Premesso che chi ha scambiato una marocchina minorenne per la nipote di Mubarak è assai poco attendibile nel distinguere tra destrieri e ippopotami, Berlusconi farebbe bene a tacere e a prendere atto delle dure rimostranze del Colle, invece di scaricare, come gli è abituale, colpe e responsabilità sulle procedure parlamentari.

In questi giorni si fa un gran parlare di un termine “conflitto di attribuzione” che a molti può non dire nulla.
Il conflitto di attribuzione è una richiesta di arbitrato che un’istituzione dello stato (Governo, Camera, Senato, magistratura ecc.) può richiedere nel momento in cui ritiene che un’altra istituzione abbia leso le sue prerogative. L’arbitro che è chiamato a giudicare e la Corte Costituzionale.
Di questo istituto si vuole avvalere Silvio Berlusconi per bloccare, almeno per un po’ di tempo, il processo che il 6 aprile partirà presso il tribunale di Milano. Per farlo ci sono due strade.
La prima è quella che prevede che il conflitto di attribuzione contro i giudici milanesi sia sollevato dalla Camera dei Deputati essendo Silvio Berlusconi un suo membro. C’è però un problema non di poco conto. Infatti alla Camera il regolamento stabilisce che il primo pronunciamento in merito all’apertura di un conflitto di attribuzione spetti alla giunta per le autorizzazioni. E qui non ci sono problemi perché in giunta Lega e Pdl hanno la maggioranza.
Dopo di che, però, la pratica passa all’Ufficio di Presidenza della Camera e in questo organo la maggioranza è minoranza, essendo sotto di due voto (chiaramente teorici). Se l’Ufficio di Presidenza boccia la proposta la procedura si blocca e dunque niente conflitto.
C’è un’altra strada. Può essere direttamente il governo a sollevare il conflitto di attribuzione contro i giudici. Ed alla fine si farà proprio in questo modo.
Va da se che una simile ipotesi sarebbe dirompente per le istituzioni e per l’immagine del nostro paese. Ancora una volta Berlusconi darebbe prova di non avere alcun senso dello stato, ma di concepire le istituzioni ad esclusivo uso personale.
Purtroppo finirà proprio così e la cosa peggiore sta nel fatto che i danni che sta provocando Silvio Berlusconi, non passeranno certo con lui.
6 aprile · arbitrato · Berlusconi · conflitto attribuzione · processo
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BERLUSCONI NON COINVOLGA L’ITALIA NEL SUO PROCESSO
5 Commenti · Postato da Silvana Mura in Notizie

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano si è pronunciato sull’istanza presentata dai Pm della procura, rinviando a giudizio Silvio Berlusconi con l’accusa di concussione e prostituzione minorile.
Con questo pronunciamento il Gip ha risposto a tre quesiti. Il primo. Ha ritenuto che ci fossero gli estremi perché le accuse formulate dalla procura di Milano fossero valutate all’interno di un processo. Il secondo. Queste le prove prodotte dai Pm sono così evidenti da giustificare il ricorso al giudizio immediato. Terzo. Ha riconosciuto la competenza del tribunale di Milano sull’inchiesta disconoscendo invece la tesi che sosteneva invece la competenza del tribunale dei ministri.
Chiaramente Silvio Berlusconi deve essere considerato innocente finchè non ci sarà sentenza contraria passata in giudicato.
La condizione politica che lo riguarda invece è cosa diversa e certamente da oggi è mutata sensibilmente in peggio. Questo non è il primo caso di processo che vede come imputato Silvio Berlusconi. Ma è la prima volta che il presunto reato e il rinvio a giudizio si verificano mentre lui ricopre la carica di Presidente del consiglio.
Responsabilità e opportunità vorrebbero che chi ricopre una carica pubblica la abbandoni nel momento in cui si viene rinviati a giudizio. Questo perché da un lato c’è il rischio concreto che chi deve difendersi in un processo non sia in grado per tutta una serie di fattori svolgere le mansioni pubbliche a lui affidate.
Un primo lampante esempio lo abbiamo già oggi. Il presidente del Consiglio era insieme al Ministro degli interni in Sicilia dove avrebbe dovuto tenere una conferenza stampa sull’emergenza sbarchi. La conferenza stampa è stata annullata, molto probabilmente perché ritenuta non opportuna alla luce della decisione appena presa dal Gip. Una conferenza stampa che tra l’altro avrebbe avuto il risvolto imbarazzante di vedere fianco a fianco un imputato ed il rappresentante di una delle parti lese (Il Ministero dell’interno) proprio da quell’imputato.
Dall’altro lato c’è il rischio che, rimanendo premier, Berlusconi coinvolgerà il governo nelle conseguenze mediatiche prodotte dal processo e che certamente danneggeranno ancora di più l’immagine dell’Italia nel mondo.
Berlusconi per una volta in quindici anni dovrebbe comportarsi da statista e dimettersi immediatamente. Spetterà poi al Capo dello Stato valutare, secondo le sue prerogative, la situazione politica e scegliere la strada ritenuta più opportuna.
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