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Oggi esprimo la mio opinione su due temi: Gheddafi e la sua visita in Italia e il sistema del bipolarismo in Italia. Riguardo al primo tema, non posso esimermi dal constatare l’evidente ipocrisia di una aparte della maggioranza di questo Governo. E’ interessante infatti sottolineare il sostanziale silenzio dei pagani devoti della Lega di fronte ad un Gheddafi che, con il consenso del governo, viene in Italia a svolgere proselitismo religioso nei confronti dell’Islam davanti ad una platea prezzolata che sarebbe interessante capire con quali soldi è stata pagata. Un silenzio che stride con le urla e le passeggiate con maiale al guinzaglio che si verificano ogni qualvolta si ipotizza la costruzione di una moschea. Considerati i rapporti di affari che intercorrono tra Berlusconi e Tarek Ben Ammar passi pure che il governo italiano consenta al dittatore libico di usare l’Italia come un set per girare una sorta di film Luce, ma la Lega dimostri che le sue intemerate a difesa della cristianità non sono solo pagliacciate imponendo a Berlusconi di chiedere reciprocità di proselitismo all’amico Gheddafi.

Riguardo al tema bipolarismo, non c’e’ dubbio che, come sostiene D’Alema, il bipolarismo italiano oggi non goda di ottima salute, soprattutto per le interpretazioni forzate che Berlusconi tenta di imporre. Non si puo’ non considerare pero’ che e’ proprio grazie al bipolarismo, pur con due leggi elettorali diverse, che la sinistra ha potuto vincere due competizioni elettorali, dopo 50 anni di opposizione. E’ per questo che il ritorno ad una politica in cui le alleanze si fanno dopo il voto, invece che prima, non appare la soluzione migliore ne nei confronti degli elettori, ne, tanto meno, per le possibilita’ di vittoria di un nuovo Ulivo.

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ago/10

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LE DONNE E IL RISPETTO

Dolore e rabbia: sono i sentimenti che, da donna, provo ogni qualvolta la radio, la tv e i giornali raccontano storie drammatiche, veri e propri martiri, subiti da donne che vivono in un Paese dove, troppo spesso, manca la cultura del rispetto. Donne violentate, come a Roma e Capri, uccise a calci e pugni per strada, come accaduto a Milano, ammazzate a coltellate dal marito che non accetta di separarsi, come avvenuto a Genova. Donne – ancora – perseguitate, terrorizzate, minacciate da uomini mai cresciuti, immaturi, o semplicemente violenti. Tutto questo, secondo quanto scritto nel rapporto Eurispes 2010, accade in un paese immobile, privo di idee e progetti, nel quale sembra che anche i soggetti che si propongono per guidare l’Italia futura siano in realtà più interessati a una transizione senza fine. Insomma, gli fa più comodo che le cose vadano così. Dicevo dolore e rabbia perché spesso questi episodi si verificano nella porta accanto alla nostra: nell’indifferenza generale.

Ogni cinque donne violentate nel 2009, quattro sono state molestate dal loro compagno o ex compagno. Mentre solo una su 100 è stata aggredita da uno sconosciuto. Ancora una volta il luogo comune secondo cui i maggiori pericoli per le donne si trovino in strada viene a cadere. E il numero di violenze subite in famiglia non diminuisce rispetto agli anni passati, anzi riesce ad emergere di più. Basti pensare che la legge sullo stalking, alla cui realizzazione l’Italia dei Valori ha dato un contributo decisivo (anche con la presentazione di una proposta, nel 2008, di cui ero la prima firmataria), ha permesso l’aumento delle denunce del 4%, dal 46% al 50%. Ma è ancora troppo poco. Gli ultimi episodi evidenziano che buona parte delle violenze e degli omicidi di donne è conseguenza di separazioni. Ogni 10 giorni in Italia un marito/compagno in via di separazione progetta il cosiddetto ‘suicidio allargato’. E il governo? Il Ministro delle Pari Opportunità? Al di là degli annunci e delle mistificazioni si è fatto e si sta facendo poco o nulla. Anzi, nell’ultima finanziaria sono state tagliate ulteriormente le risorse. Sia alle forze dell’ordine, che hanno ora meno mezzi e uomini per contrastare la criminalità sul territorio, sia alla scuola, che invece avrebbe bisogno di finanziamenti per promuovere programmi di educazione – anche sessuale – già nelle prime classi, sia alle associazioni di volontariato che assistono le ragazze schiavizzate e avviate alla prostituzione.

Invece in Italia adolescenti e ragazzi hanno come esempio più alto un presidente del Consiglio malato di machismo, che fa il “papi” con ragazzine che potrebbero essere sue nipoti, si vanta baldanzoso delle sue doti amatoriali, consiglia a ragazze con un lavoro precario – ma avvenenti – di sposare un miliardario. Manca, insomma, la cultura del rispetto. Dolore e rabbia e la voglia di combattere per cambiare.

E a proposito di cultura del rispetto, ne esportiamo poca anche all’estero. Mi sembra giusto ricordare la lettera con cui Elvira Dones rispose qualche mese fa all’ennesima violenza verbale di Silvio Berlusconi sulle donne: Leggi lettera

Sul tema delle donne leggi anche l’articolo di Massimo Donadi: DONNE E FIGLI NELL’ANNO DELLA CRISI

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L’invito alla mobilitazione lanciato da Silvio Berlusconi ai club della liberta’ dimostra che il governo e’ gia’ in campagna elettorale e che nel suo orizzonte ci sono solo le elezioni. Poiche’ il paese ha bisogno di essere governato e non di essere preso in giro con la propaganda o con provvedimenti di natura elettorale, ci auguriamo che alla ripresa autunnale il governo metta subito le carte sul tavolo aprendo la crisi invece di perdere tempo alla ricerca di inutili pretesti.
Inoltre dico fermamente no a leggi delega per risolvere le difficoltà di questo Governo. La crisi che travaglia la maggioranza e il governo è una questione politica che non può e non deve trasformarsi in un escamotage per sovvertire elementari meccanismi istituzionali. Sui quattro punti programmatici Pdl, finiani e Lega facciano quello che credono ma è impensabile che il governo con la scusa della crisi provi a far approvare una serie di leggi delega su giustizia, fisco, Sud e quant’altro, come propone oggi furbescamente Calderoli. Se il governo ha i numeri vada avanti altrimenti si apra la crisi, ma il Parlamento non può essere espropriato ulteriormente dei suoi poteri.

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lug/10

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INDOVINA A CHE SERVE BRANCHER

Brancher, ovvero il Mi(ni)stero dell’estate. Il ministro Vito rispondendo al question time presentato da Antonio Di Pietro non ha saputo spiegare quali deleghe abbia, definendolo un coadiuvatore. Per Tremonti non esiste, nelle foto di gruppo del governo non compare, e i suoi colleghi ministri, come il ministro della Difesa La Russa non sanno dire se è presente o meno alle riunioni del cdm. Stando così le cose da oggi lancio un concorso a premi dal titolo indovina a che serve Brancher? Obiettivo individuare le sue deleghe e il giorno in cui finalmente saranno rese pubbliche. Ai vincitori una confezione dono di gadget dell’Idv.

Per partecipare clicca qui

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Credits Raffaele Brogna