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dic/11

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Monti al parlamento ha illustrato una bozza

Ieri il presidente del Consiglio Monti ha riferito a Camera e Senato su quella che credevamo essere il testo della manovra definitiva, anche perché le stesse misure erano state presentate il giorno prima in conferenza stampa.  Lui ha parlato. I gruppi hanno replicato. Peccato che la bozza definitiva è arrivata solo questa mattina al Quirinale che, dopo averla controllata l’ha promulgata intorno all’una.

Poiché qualche piccola modifica è stata comunque apportata al testo definitivo, vedi ad esempio la notizia della eventuale, clamorosa abrogazione del Garante per l’infanzia, data oggi con grande risalto dalla Stampa, misura che per fortuna non è entrata nel testo definitivo, l’operazione non mi sembra molto corretta e soprattutto degna di un governo di tecnici.

Che avremmo detto tutti, ed io per prima, se questo giochino lo avesse fatto il precedente inquilino di Palazzo Chigi? Come minimo che non era serio nei confronti del Parlamento. E che avremmo detto sul fatto che a Camera e Senato è stata illustrata una bozza non definitiva, mentre alla terza camera (ovvero lo studio di porta a porta) il premier illustrerà il decreto in vigore?

Certo, i problemi della manovra sono altri, le pensioni, l’aumento dell’iva sui generi alimentari, l’aumento dell’addizionale regionale Irpef. Ma anche queste piccole cose hanno un loro peso che non va sottovalutato, perché è come se si volesse nascondere la realtà e la si volesse nascondere soprattutto a quelle istituzioni che hanno il dovere di controllare.

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dic/11

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La manovra al momento non è equa

L’intervento di Monti alla Camera è stato deludente e al di sotto delle aspettative, perché si è limitato a riscaldare la minestra che aveva cucinato ieri in conferenza stampa. Il professore ha parlato quaranta minuti ma non ha detto la cosa principale, ovvero se la manovra è emendabile o è blindata.

Così com’è infatti la manovra non va bene. La situazione è certamente grave, ma l’equità non può essere un optional. E l’equità al momento non c’è nel decreto. Non è equo bloccare per due anni le rivalutazioni delle pensioni dai 900 euro in su (ovvero la quasi totalità delle pensioni), in particolare a fronte di un aumento dell’Iva dal 21% al 23% , ma soprattutto di quello dell’Iva dal 10% al 12%. Tale misura significa aumento del prezzo di carne, pesce, bevande, latte, uova, luce, acqua e gas.
Non è equo non prevedere la patrimoniale o l’aumento dell’aliquota più alta dell’irpef, ma prevedere invece un aumento, anche se limitato, per tutti dell’Irpef attraverso l’innalzamento dell’addizionale regionale. Non è equo tassare solo dell’1,5% i capitali scudati, ovvero i soldi che erano stati portati all’estero per evadere il fisco e fatti rientrare con il condono.

Anche sul divieto di contante per i pagamenti oltre i mille euro c’è qualcosa da dire. Ottima la tracciabilità, e meglio sarebbe stato se il tetto fosse stato addirittura di 500 euro. Ma male, anzi malissimo che non sia stata scritta una riga per ridurre le commissioni bancarie nel momento stesso che si impone un uso più massiccio della moneta elettronica.

Sprazzi di sole solo sulle province. L’intervento del governo, che abolisce le giunte provinciali e riduce a dieci il numero dei consiglieri, da ragione all’Idv, perché impone l’abolizione delle stesse. Cosa che noi chiediamo da tempo con una proposta di legge di iniziativa popolare.

Sintetizzando, la manovra così com’è non va bene per niente è per questo che cercheremo di modificarla con gli emendamenti, chiaramente a saldi invariati.

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Oggi sono due gli eventi che mi hanno colpito, purtroppo in maniera negativa.

Il primo riguarda l’azzeramento del processo sulla morte di Lea Garofalo a causa dell’abbandono del procedimento da parte del giudice Introia per assumere l’incarico di Capo di Gabinetto del ministero della Giustizia. Su questa vicenda mi ero già espressa in un post di qualche giorno fa e dunque rimando a quelle considerazioni. Aggiungo solo che mentre erano stati in molti ad affermare che il processo non sarebbe stato azzerato, noi avevamo lanciato l’allarme per tempo e purtroppo abbiamo avuto ragione.

L’altra vicenda negativa di questa giornata riguarda una notizia pubblicata dal Corriere della Sera, relativa ad un veto che il Ministro della salute avrebbe posto sull’utilizzo del termine “profilattico” nelle trasmissioni della Rai dedicate alla giornata a favore della lotta contro l’AIDS.

L’articolo, firmato da un’ottima cronista come Maria Teresa Meli, è molto circostanziato e riferisce di una mail inviata da una dirigente della Rai alle redazioni interessate nella quale comunica le “ribadite” volontà del Ministro.

Il Ministro della Salute Balduzzi ha smentito la notizia con una nota del suo portavoce, ma non è andato oltre. Come è possibile che una dirigente Rai si prenda la briga di mandare una mail utilizzando il nome del ministro per impartire disposizioni? Può darsi che la dirigente abbia millantato, ma in quel caso allora il Ministro non può limitarsi a dire io non c’entro, ma deve esperire ogni mezzo per tutelare la propria credibilità e quella del ministero che guida.

Vietare di parlare di profilattico in trasmissioni dedicate all’Aids è un enormità, perché l’80% dei contagi che avviene in Italia è causato da rapporti sessuali non protetti! Per fare luce sulla vicenda ho presentato un’interrogazione nella quale oltre a chiedere se sia vero quanto riportato dal Corriere della Sera, chiedo anche quali azioni il ministro intenda porre in essere per diffondere il più possibile l’uso del profilattico.

PS: di seguito l’interrogazione al Ministro della Salute:

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Oggi si è svolta la prima vera giornata parlamentare con il governo Monti nella pienezza dei suoi poteri, e purtroppo il giudizio non è molto positivo.

La prima nota stonata della giornata non c’entra con l’attività parlamentare ma è di una rilevanza tale da influire sulla giornata politica. Diversi giornali riportano la notizia che il governo vorrebbe inserire nella manovra economica il blocco dell’adeguamento di “tutte” le pensioni all’inflazione. Detto in parole povere le pensioni non verrebbero adeguate, come prevede la legge, all’aumento del costo della vita, dunque gli assegni delle pensioni, anche e soprattutto quelli delle pensioni più basse sarebbero di fatto decurtati.

Se così fosse si tratterebbe di una misura iniqua e dolorosissima in un momento in cui l’Istat denuncia un’impennata dell’inflazione, e le bollette di luce e acqua aumentano più del 40%.

Passando alla giornata di lavori parlamentari alla Camera il governo ha balbettato e mostrato incertezze e comportamenti che hanno riportato alla mente alcune cattive abitudini di quello che lo ha preceduto. Nella mia commissione, ad esempio, due dei tre provvedimenti all’ordine del giorno sono stati rinviati perché il rappresentante del governo non si è presentato.

In aula a rispondere al Question Time il ministro per i rapporti con il Parlamento Giarda ha fatto come faceva il suo predecessore Vito, rispondendo alle interrogazioni per altri ministri. Passi per Monti, impegnato a Bruxelles, ma gli altri Ministri ad iniziare da Passera perché non sono venuti alla Camera?

Ultimo, ma non meno rilevante episodio, riguarda direttamente Idv. Il nostro partito aveva presentato un question time chiedendo come il governo intendesse comportarsi con Guarguaglini e consorte. Come reso pubblico da Antonio Di Pietro, a seguito di una esplicita e sentita richiesta del Ministro Giarda, abbiamo ritirato l’interrogazione per consentire al governo di decidere una linea in merito, che per noi può essere solo quella di mandare a casa Guarguaglini al più presto.

Il primo giorno di scuola è duro anche per i tecnici e dunque un po’ di pazienza è indispensabile, ma quello che è passato oggi non sarà più consentito in futuro. Almeno da noi.

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Credits Raffaele Brogna

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