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dic/11

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Notizie davvero importanti


Le questioni politiche aperte sono numerose ed interessanti. Attendiamo di capire cosa farà il governo con le frequenze Tv, c’è un Casini che ha lanciato un’opa sulla maggioranza che sostiene Monti, e poi ci sono quelli nel Pd che con la scusa di voler stracciare al più presto la foto di Vasto lavorano di buona lena per segare il trampolino dal quale Bersani vorrebbe spiccare il balzo per la premiership.

Ma di tutte queste vicende parlerò un altro giorno perché oggi ce n’è una che a mio avviso è di gran lunga più importante. Mi ci sono imbattuta sfogliando distrattamente le pagine di un quotidiano dopo aver letto le cronache politiche. Si tratta di una notizia “minore” ma solo per i media, perché è invece enorme per tutte le coscienze.

Un ragazzino cingalese di tredici anni è stato pestato violentemente per due giorni di seguito per due gravi colpe. La prima è il colore della sua pelle e la seconda è quella di aver incrociato per due volte un branco di violenti razzisti senza essere fuggito.

L’episodio si è consumato a Verona quasi in contemporanea con i tragici fatti di Firenze e la successiva manifestazione di protesta.

La vicenda fa rabbrividire certamente per la violenza feroce e assolutamente ingiustificata, ma anche e soprattutto perché gli aguzzini, i picchiatori senza scrupoli sono ragazzi molto giovani intorno alla ventina.

Il razzismo è un veleno che da sempre ammorba la vita dell’uomo. Ma in un’Italia in cui ormai da diversi anni  le classi scolastiche sono composte da bambini italiani e da bambini stranieri con genitori provenienti da ogni parte del mondo, ma nati in Italia, ti aspetteresti che gli episodi di violenza tendessero a sparire.

La convivenza fin dai primi anni di vita, che persone della mia età non hanno avuto, con persone che parlano la nostra lingua ma hanno colore di pelle e culture diverse, dovrebbe ridurre notevolmente il fenomeno della xenofobia e del razzismo, che affonda le sue radici nella paura irrazionale di ciò che non si conosce e di ciò che è diverso.

Fatti come quello del ragazzo cingalese pestato selvaggiamente a Verona, fanno venire l’angoscia perché costituiscono un allarme. Ci dicono che manifestazioni sentite, doverose e giustissime come quella di protesta contro la barbara uccisione dei ragazzi senegalesi a Firenze, rischiano di non sortire l’effetto sperato, ovvero dimostrare alle giovani generazioni la follia del sentimento razzista e la follia ancora maggiore della violenza.

Dobbiamo domandarci al più presto perché questi episodi continuano a ripetersi ( e non tutti, anche perché dalle conseguenze per fortuna meno gravi, assurgono agli onori delle cronache) e quale sia la medicina con cui intervenire per stroncare questo morbo. Iniziare a mettere in prima pagina certe notizie accantonando per un giorno beghe su questioni di potere che tanto sono sempre le stesse, non sarebbe risolutivo, ma forse aiuterebbe.

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dic/11

14

Una riforma che non riforma

 

Oggi l’ufficio di presidenza della Camera ha approvato la riforma dei vitalizi parlamentari. Io ho votato contro perché si tratta della solita riforma che non riforma, ma soprattutto non risolve il problema.

La delibera approvata prevede il passaggio al sistema contributivo a partire dal 1 gennaio 2012 per il calcolo dell’importo dell’assegno vitalizio. I deputati che saranno eletti per la prima volta nella prossima legislatura avranno un sistema calcolato interamente con il metodo contributivo. Chi invece, come me è un parlamentare già in carica si vedrà conteggiare il vitalizio su base retributiva, fino al 31 dicembre prossimo, e con il contributivo da quel giorno in poi.

Questa riforma ha due difetti. Il primo è che è troppo blanda, nel senso che lascia tutto invariato per gli ex Deputati che costituiscono il vero problema da risolvere. Il secondo è che l’equiparazione dei deputati ai dipendenti pubblici per il metodo di calcolo del vitalizio, è la trovata per fare in modo che la Camera paghi ben due terzi dei contributi previsti.

La mia controproposta è stata quella di estendere a tutti i deputati passati, presenti e futuri, il sistema contributivo senza deadline, in particolare a tutti quegli ex deputati che ancora non percepiscono il vitalizio, che sono un numero molto considerevole.

Per questi ultimi la tesi del diritto acquisito non vale dal momento che si è intervenuti in senso peggiorativo per spostare l’età entro cui si matura il diritto alla pensione. Dunque se si può modificare l’età, si può modificare anche il sistema di calcolo con cui conteggiare l’importo del vitalizio. A maggior ragione del fatto che quando si parla di contributi, si intende contributi figurativi.

Personalmente ritengo che il vitalizio debba essere abolito, o comunque ridotto al minimo. La soluzione ideale è quella di prevedere che il parlamentare versi dei contributi volontari che poi al termine del mandato saranno ricongiunti alla posizione previdenziale aperta a seguito dell’attività lavorativa che svolgeva prima del mandato e che tornerà a svolgere in seguito.

E’ per questo che ho proposto la soluzione meno onerosa per i bilanci della Camera e non essendo stata accettata ho votato contro alla solita riforma che non riforma.

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dic/11

13

Professori rimandati in costi della politica

Sicuramente è capitato a tutti, almeno una volta nella vita scolastica, di essere interrogati e di trovarsi nella condizione di impapocchiare frasi sconnesse e senza senso nel tentativo disperato di ripetere una lezione che non era stata studiata.

Non mi sarei mai aspettata che lo stesso facesse un governo di professori, come quello Monti, accingendosi a mettere mano ai costi della politica. La situazione che si è venuta a creare in questi giorni è paradossale e confusa ad un punto tale che merita di essere spiegata.

Nel testo del decreto all’art. 23 comma 7 il governo decide di inserire una norma che di per se non significava nulla. Di fatto si diceva che se l’apposita commissione di saggi, istituita per elaborare una media europea dei costi delle cariche elettive, tra cui quelle parlamentari, non avesse svolto il suo compito entro il 31 dicembre 2011, allora sarebbe intervenuto il governo con un provvedimento di urgenza.

Così come era scritta la norma voleva dire poco o nulla. I deputati, però, che ogni volta che si nominano anche per sbaglio le indennità diventano idrofobi, ci hanno visto una pericolosissima minaccia alle loro prerogative (economiche). Così per due giorni hanno sollevato un putiferio contro quella norma.

Da un governo tecnico, ti aspetti che tenga il punto. Invece questo di fronte alla levata di scudi dei parlamentari decide di fare marcia indietro e riscrive la norma. Peccato che la norma è ancora più risibile di quella precedente. Il nuovo testo dice, in soldoni, che Governo e Parlamento ognuno nei rispettivi ambiti di competenza opereranno al fine di realizzare le finalità dell’articolo 1, comma 3 del decreto legge 98/2011. Peccato che ancora una volta il riferimento è al lavoro della Commissione di saggi e non agli stipendi dei parlamentari.

Come se non bastasse il presidente di questa commissione questa mattina dichiara alla radio che il lavoro della commissione dovrà produrre effetti nella prossima legislatura. Dunque niente taglio? Così pare, se non fosse che ventiquattro ore prima Fini e Schifani aveva solennemente dichiarato che le indennità dei parlamentari sarebbero state tagliate entro l’anno.

Va beh, ma allora che succede in concreto? Boh, di certo, come sempre quando si parla di stipendi c’è solo la confusione ai massimi livelli. Su questo tutto è come prima, il problema è che a leggere i curricula dei membri del governo, e a leggere le continue leccate che gli danno quasi tutti i giornali, questa volta eri sicuro che sarebbe andata diversamente. E invece no, e parafrasando il vangelo si può dire che è più facile che un professore indossi le orecchie da somaro piuttosto che il parlamento risponda in maniera chiara sul taglio degli stipendi.

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L’Italia dei Valori è al momento contraria alla manovra presentata dal governo Monti per quello che c’è scritto, ma ancora di più per tutto quello che non c’è all’interno del decreto.
Non si tratta di un’opposizione ideologica né di natura politica, perché sarebbe irresponsabile e folle in questa situazione, ma di un dissenso nel merito dei provvedimenti adottati meramente tecnico.

Personalmente dei 49 articoli di cui si compone il decreto l’unica, vera misura, che ritengo totalmente impotabile è quella che riguarda il blocco dell’adeguamento delle pensioni, che è davvero inaccettabile. Poi ci sono altre norme che non vanno o che potevano e dovevano essere scritte meglio, come l’eliminazione di fatto delle pensioni di anzianità, la norma sul denaro contante che non impone alle banche di tagliare le commissioni sul denaro elettronico, l’imposta risibile sui capitali scudati, le accise su benzina e gas.

Chiaramente anche la reintroduzione dell’Ici poteva essere fatta meglio ed in maniera più progressiva soprattutto per la prima casa, ma seppure pagare una tassa in più non piace a nessuno non è che si può bocciare una manovra importante per l’azzeramento di un provvedimento che avevamo più volte contestato al governo Berlusconi.

Il dissenso su questa manovra nasce quasi esclusivamente per il fatto che, al contrario di quanto annunciato da Monti, questo provvedimento è profondamente iniquo

È iniquo che non sia stata introdotta una vera e propria patrimoniale neppure questa volta. È iniquo che il governo non voglia procedere all’accordo con la svizzera per colpire i capitali ivi nascosti. È iniquo che frequenze televisive dalle quali si potrebbero ricavare diversi miliardi se messe all’asta, siano regalate gratuitamente a Rai e Mediaset, in spregio ad ogni principio di libera concorrenza. È iniquo infine che non si vogliano tagliare le spese militari.

Su ognuno di questi temi e su altri Idv ha presentato degli emendamenti di merito, dei quali ne ha segnalati (ha chiesto che vengano messi comunque al voto) non più di venticinque. Tutto questo non è irresponsabile, non è demagogia ne meno che mai ostruzionismo. È semplicemente la dimostrazione che un’altra strada è possibile, anche per salvare l’Italia.

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Credits Raffaele Brogna

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