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Se la legge sul processo breve e’ tanto buona e giusta come cerca di far credere il ministro Alfano, ci si dovrebbe domandare perche’ invece di essere approvata e’ stata dirottata per mesi su un binario morto a causa del dissenso non solo di una parte del Pdl, ma anche della Lega.
Staremo a vedere se per evitare la caduta del governo ci sara’ chi improvvisamente ingoiera’ l’ennesimo rospo, e magari fara’ finta di credere alle promesse del
ministro Alfano il quale promette oggi soldi che non esistono e non esisteranno mai. Per chi come l’Idv ha sempre guardato alla realta’ delle cose la legge sul processo breve appare per quella che e’, ovvero lo strumento che per salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi mandera’ in malora la maggior parte dei processi.

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E’ davvero grave che un ministro della Repubblica, come Mariastella Gelmini, esalti una condotta, come quella della Fiat nei confronti dei tre operai di Melfi, che il presidente della Repubblica ha definito grave ed di cui ha auspicato il suo superamento.
Comprendo che la Gelmini, che considera anche i diritti e le sentenze della magistratura del lavoro come l’ennesimo formalismo costituzionale e giuridico che intralcia la produzione, guardi piu’ al modello Cina che all’Europa, ma sarebbe meglio riflettesse sul fatto che la FIAT ha certamente una storia gloriosa, ma e’ stata anche l’azienda che ha piu’ beneficiato nel corso della sua lunga storia del sostegno dello stato e di questo dovrebbe tener conto quando sceglie di pagare lavoratori senza farli lavorare solo per punirli’.

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ago/10

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LE DONNE E IL RISPETTO

Dolore e rabbia: sono i sentimenti che, da donna, provo ogni qualvolta la radio, la tv e i giornali raccontano storie drammatiche, veri e propri martiri, subiti da donne che vivono in un Paese dove, troppo spesso, manca la cultura del rispetto. Donne violentate, come a Roma e Capri, uccise a calci e pugni per strada, come accaduto a Milano, ammazzate a coltellate dal marito che non accetta di separarsi, come avvenuto a Genova. Donne – ancora – perseguitate, terrorizzate, minacciate da uomini mai cresciuti, immaturi, o semplicemente violenti. Tutto questo, secondo quanto scritto nel rapporto Eurispes 2010, accade in un paese immobile, privo di idee e progetti, nel quale sembra che anche i soggetti che si propongono per guidare l’Italia futura siano in realtà più interessati a una transizione senza fine. Insomma, gli fa più comodo che le cose vadano così. Dicevo dolore e rabbia perché spesso questi episodi si verificano nella porta accanto alla nostra: nell’indifferenza generale.

Ogni cinque donne violentate nel 2009, quattro sono state molestate dal loro compagno o ex compagno. Mentre solo una su 100 è stata aggredita da uno sconosciuto. Ancora una volta il luogo comune secondo cui i maggiori pericoli per le donne si trovino in strada viene a cadere. E il numero di violenze subite in famiglia non diminuisce rispetto agli anni passati, anzi riesce ad emergere di più. Basti pensare che la legge sullo stalking, alla cui realizzazione l’Italia dei Valori ha dato un contributo decisivo (anche con la presentazione di una proposta, nel 2008, di cui ero la prima firmataria), ha permesso l’aumento delle denunce del 4%, dal 46% al 50%. Ma è ancora troppo poco. Gli ultimi episodi evidenziano che buona parte delle violenze e degli omicidi di donne è conseguenza di separazioni. Ogni 10 giorni in Italia un marito/compagno in via di separazione progetta il cosiddetto ‘suicidio allargato’. E il governo? Il Ministro delle Pari Opportunità? Al di là degli annunci e delle mistificazioni si è fatto e si sta facendo poco o nulla. Anzi, nell’ultima finanziaria sono state tagliate ulteriormente le risorse. Sia alle forze dell’ordine, che hanno ora meno mezzi e uomini per contrastare la criminalità sul territorio, sia alla scuola, che invece avrebbe bisogno di finanziamenti per promuovere programmi di educazione – anche sessuale – già nelle prime classi, sia alle associazioni di volontariato che assistono le ragazze schiavizzate e avviate alla prostituzione.

Invece in Italia adolescenti e ragazzi hanno come esempio più alto un presidente del Consiglio malato di machismo, che fa il “papi” con ragazzine che potrebbero essere sue nipoti, si vanta baldanzoso delle sue doti amatoriali, consiglia a ragazze con un lavoro precario – ma avvenenti – di sposare un miliardario. Manca, insomma, la cultura del rispetto. Dolore e rabbia e la voglia di combattere per cambiare.

E a proposito di cultura del rispetto, ne esportiamo poca anche all’estero. Mi sembra giusto ricordare la lettera con cui Elvira Dones rispose qualche mese fa all’ennesima violenza verbale di Silvio Berlusconi sulle donne: Leggi lettera

Sul tema delle donne leggi anche l’articolo di Massimo Donadi: DONNE E FIGLI NELL’ANNO DELLA CRISI

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L’invito alla mobilitazione lanciato da Silvio Berlusconi ai club della liberta’ dimostra che il governo e’ gia’ in campagna elettorale e che nel suo orizzonte ci sono solo le elezioni. Poiche’ il paese ha bisogno di essere governato e non di essere preso in giro con la propaganda o con provvedimenti di natura elettorale, ci auguriamo che alla ripresa autunnale il governo metta subito le carte sul tavolo aprendo la crisi invece di perdere tempo alla ricerca di inutili pretesti.
Inoltre dico fermamente no a leggi delega per risolvere le difficoltà di questo Governo. La crisi che travaglia la maggioranza e il governo è una questione politica che non può e non deve trasformarsi in un escamotage per sovvertire elementari meccanismi istituzionali. Sui quattro punti programmatici Pdl, finiani e Lega facciano quello che credono ma è impensabile che il governo con la scusa della crisi provi a far approvare una serie di leggi delega su giustizia, fisco, Sud e quant’altro, come propone oggi furbescamente Calderoli. Se il governo ha i numeri vada avanti altrimenti si apra la crisi, ma il Parlamento non può essere espropriato ulteriormente dei suoi poteri.

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Credits Raffaele Brogna