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Se la legge sul processo breve e’ tanto buona e giusta come cerca di far credere il ministro Alfano, ci si dovrebbe domandare perche’ invece di essere approvata e’ stata dirottata per mesi su un binario morto a causa del dissenso non solo di una parte del Pdl, ma anche della Lega.
Staremo a vedere se per evitare la caduta del governo ci sara’ chi improvvisamente ingoiera’ l’ennesimo rospo, e magari fara’ finta di credere alle promesse del
ministro Alfano il quale promette oggi soldi che non esistono e non esisteranno mai. Per chi come l’Idv ha sempre guardato alla realta’ delle cose la legge sul processo breve appare per quella che e’, ovvero lo strumento che per salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi mandera’ in malora la maggior parte dei processi.

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La compostezza e l’assoluto equilibrio con cui i familiari delle vittime hanno commemorato il trentennale della strage di Bologna onora nel migliore dei modi la memoria dei tanti innocenti morti a causa della violenza terrorista, ma costituisce anche la migliore risposta all’inaccettabile e vile assenza del governo che, per la prima volta in trenta anni non ha voluto inviare alcun rappresentante a Bologna.

L’Italia dei valori ha ritenuto un suo dovere morale essere presente oggi cosi’ come prende un impegno solenne a fare quanto in suo potere per contribuire a realizzare l’auspicio lanciato oggi dal capo dello Stato, ovvero colmare lacune e ambiguita’ che ancora avvolgono questa vicenda.

Un impegno per quale vogliamo lavorare fin da oggi, e ancora di piu’ nell’ipotesi in cui dovessimo tornare ad occupare cariche di governo. Dopo trenta anni e’ giunto il tempo che il paese possa sapere tutto su questa e su altre stragi italiane e non certamente quello di prolungare ulteriormente il segreto di stato, come invece sembra voler fare il governo.

Inoltre poiché dopo il Ministro La Russa è oggi il sottosegretario Giovanardi ad insultare e a provocare in maniera assolutamente inaccettabile i parenti delle vittime della strage di Bologna, tentando di far passare il messaggio che il governo non ha partecipato alla commemorazione del trentennale per colpa delle contestazioni gratuite che le associazioni sarebbero solite rivolgere, ho presentato un’interrogazione al governo (che potete scaricare e di cui potete leggere il testo in fondo al post) chiedendo quali siano i motivi della sua assenza e se condivida i giudizi espressi da La Russa e Giovanardi.
Conoscendo il governo Berlusconi non pretendo che ci sia almeno uno dei suoi componenti che abbia la dignità e l’onestà intellettuale di prendere le distanze dagli insulti dei colleghi, ma mi auguro che almeno possa arrivare in tempi solleciti una risposta ufficiale che avrà comunque il merito di chiarire i motivi che hanno portato il governo ad essere assente per la prima volta in trenta anni.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Premesso che;
per sapere:

il 2 agosto 1980 nella stazione ferroviaria di Bologna si verificò, a seguito di un vile attentato terroristico, una delle più gravi stragi della storia italiana nella quale persero la vita 85 persone ed altre 200 rimasero ferite;

Il 2 agosto 2010 si è svolta la commemorazione del trentennale della strage, alla quale per la prima volta in trenta anni il governo non ha inviato alcun ministro, viceministro o sottosegretario di stato, affidando la propria rappresentanza al prefetto della città di Bologna dott. Angelo Tranfaglia;

Il ministro della Difesa on. Ignazio La Russa, come riportato dall’edizione di Bologna del giornale la Repubblica del primo agosto 2010 ha motivato l’assenza del governo alla commemorazione del trentennale con le seguenti parole “Cos’è successo gli altri anni? I Ministri li avete fischiati. E allora avete già la risposta al perché non viene nessuno questa volta;

Stessa motivazione in merito all’assenza del governo esprime il sottosegretario di stato on. Carlo Giovanardi in una dichiarazione pubblicata dall’agenzia Ansa del 2 agosto affermando “ Ogni anno a Bologna si è riproposto il triste spettacolo di una piazza che invece di ricordo e dolore ha espresso odio e livore per coloro che ritiene avversari politici. La strage, che colpì cittadini inermi di tutte le età e di tutti i partiti, si dai funerali del 6 agosto, a cui partecipai come neo eletto consigliere regionale dell’Emilia Romagna, fu strumentalizzata per creare una bolgia di insulti e sputi nei confronti del governo si allora. Bene ha fatto quest’anno il governo a non partecipare ad un rito che per troppi non è un momento di ricordo e commemorazione delle vittime di quella tragedia”;

Poiché il governo non ha motivato ufficialmente il mancato invio di un suo rappresentante, ed essendo quelle di cui sopra le uniche dichiarazioni rilasciate da membri del governo, si può ritenere legittimamente, a giudizio dell’interrogante, che quella espressa dal Ministro La Russa e dal sottosegretario Giovanardi sia la posizione ufficiale del governo, ovvero che la sua assenza alla commemorazione del trentennale sia da ascriversi ad un comportamento eccessivamente polemico nei confronti dell’esecutivo tenuto dai rappresentanti delle associazioni dei parenti delle vittime nelle precedenti ricorrenze;

Quali siano le motivazioni ufficiali in base alle quali il governo ha ritenuto di non inviare nessun ministro, vice ministro o sottosegretario di stato alle commemorazioni del trentennale della strage di Bologna.

On. Silvana Mura

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Quanto sta emergendo sulla vicenda P3 e’ a dir poco inquietante mentre lasciano allibiti le reazioni ad iniziare da quella del premier, di esponenti di governo e di primo piano del Pdl.
Il sottosegretario Cosentino, come il coordinatore del Pdl Verdini e’ indagato. Un altro sottosegretario, il senatore Caliendo era presente alla cena nella quale si sarebbe analizzata la strategia per ottenere il via libera dalla Consulta sul lodo Alfano, e a quella mensa si registra anche la presenza di uno degli ispettori ministeriali sempre del ministero della giustizia.
Il Pdl e’ libero di farsi rappresentare da un coordinatore nazionale coinvolto ufficialmente in una vicenda simile, ma il governo ha il dovere di cacciare immediatamente almeno Cosentino se vuole conservare un minimo di decenza. Inoltre, invece di spingere l’acceleratore sulla legge bavaglio, sarebbe assolutamente doveroso che il presidente del Consiglio, o qualche altro rappresentante del governo venisse al piu’ presto in parlamento per fornire una spiegazione ufficiale sulle vicende che riguardano diversi suoi esponenti.

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Silvana Mura è una tra le poche persone che Antonio Di Pietro ascolti veramente quando c’è da prendere una decisione politica importante. Sarà che questa bresciana di 52 anni, originaria di Chiari, è insieme all’ex magistrato di mani pulite l’anima dell’Italia dei valori, il «partito anti-casta» che oggi veleggia intorno all’8%, la quarta forza politica italiana (di cui la Mura ricopre la carica di tesoriere fin dalla sua fondazione, il 26 novembre 2000, davanti al notaio Bruno Cesarini di Roma). Sarà, come dicono i tanti maligni, che è una delle due (belle) «donne forti» capaci di tenere in pugno Tonino (l’altra è Susanna Mazzoleni, la sua seconda moglie, segretario dell’Associazione Italia dei Valori). L’hanno descritta come una femmina appariscente e frivola, tutta feste e discoteche, tra le quali avrebbe fatto spola a bordo di una Mercedes cabrio, i lunghi capelli al vento. Hanno romanzato sul suo incontro con Di Pietro nei primi anni ‘80, lui un giovane magistrato appena divorziato dalla prima moglie (Isabella Ferrara, madre del primogenito Cristiano, tesoriere Idv per la Lombardia), lei una procace indossatrice di lingerie. Questo dunque dovrebbe essere il malizioso resoconto dell’ennesimo caso di «velinismo» della politica italiana, che coinvolge un partito il cui leader carismatico e censore della moralità pubblica è oggi indagato per truffa sui rimborsi elettorali dopo una denuncia di Elio Veltri (sei anni fa candidato alle europee in una lista collegata all’Idv).

Silvana Mura che aria tira nel partito? «Se si riferisce alla denuncia di Veltri le dirò che abbiamo presentato una richiesta di archiviazione. È una storia vecchia, cominciata quando Mario Di Domenico ha lasciato l’Idv pretendendo un terzo dei rimborsi elettorali. A lui si sono aggiunti Occhetto, Giulietto Chiesa e appunto Veltri».

Non hanno ragione? «La legge elettorale parla chiaro: sono i partiti, non le persone a poter accedere ai rimborsi. Altrimenti converrebbe mollare anche a me: mi spetterebbe un bell’assegnino, non crede?».

Allora siete tranquilli? «Il Tribunale di Roma ha già rigettato due volte le pretese avanzate da Veltri (che se ne andò deluso dal risultato delle europee del 2004: 2,1%) e lui stesso, quando si è candidato, ha firmato una lettera con la quale rinunciava ai rimborsi elettorali».

Certo che Di Pietro accusato di truffa sui rimborsi elettorali è un bel paradosso… «Proprio lui che voleva rifiutarli anche quando senza quei soldi avremmo chiuso bottega, dopo le elezioni del 2001…».

Ma allora non prendeste alcun rimborso… «Appunto. La legge elettorale imponeva uno sbarramento al 4% e noi prendemmo il 3,9. Capirà che per l’Idv, partito senza una lira (io per l’occasione aprii una fideiussione bancaria di 50 milioni di lire, Di Pietro di 100 milioni), era quasi il colpo di grazia».

E dunque? «Nel 2002 il Parlamento votò all’unanimità un rimborso elettorale per tutti i partiti che avessero raggiunto l’1%. Retroattivo al 2001. Un regalo alla Lega».

Che fu la vostra salvezza… «Telefono a Di Pietro che era in Kazakistan come europarlamentare e gli racconto tutto. E lui: “Silvà, ma che c… dici? Smettila di spendere soldi inutili di telefono».

Poi capì? «Mi richiamò dopo aver letto le agenzie. Voleva scrivere una lettera al presidente della Camera per rinunciare ai quei rimborsi. Mollò solo quando gli spiegai che se avessimo detto no, quei soldi se li sarebbero spartiti gli altri».

Torniamo a lei: come la mettiamo con la sua casa romana di via delle quattro Fontane di proprietà di Propaganda Fide? Mai conosciuto Anemone e Balducci? «Mai. E per quella casa, 75 metri quadri al primo piano in prossimità di via Nazionale, pago 1.800 euro mensili d’affitto escluse le spese (mi mostra le ricevute di pagamento, dai 2.100 ai 2.300 euro, ndr). Non proprio un prezzo di favore».

Mi parli della sua giovinezza spensierata, delle sue leggendarie feste in discoteca…«Quali feste? Altro che spensieratezza: la mia è stata una giovinezza dura, lontana dagli svaghi delle mie coetanee. Mio padre morì l’anno del mio diploma in ragioneria. E io che sognavo di proseguire gli studi per diventare avvocato, ho dovuto farmi carico delle difficoltà economiche della mia famiglia: mia madre, casalinga e Emanuela, una sorella di 13 anni. Così dopo un primo impiego nella contabilità, decisi di tentare la sorte aprendo un’attività nel ramo della moda che nel giro di qualche anno avrebbe dato impiego a 70 persone».

E intanto lei lavorava come modella di lingerie. «Sbagliato anche questo. Sostituii un’amica in una sfilata per la pellicceria Anna Bella. Alla fine della serata la sua agenzia mi chiese il numero di telefono e da lì feci un altro paio di esperienze».

La politica quando è arrivata? «Nel 1999, quando mia sorella fu colpita da aneurisma cerebrale e morì in tre giorni. Una tragedia che mi ha salvato la vita: scoprii infatti di avere la sua stessa patologia. Così, prima di sottopormi a un intervento chirurgico che aveva il 33% di possibilità di impedirmi una vita normale, decisi di chiudere ogni attività».

E arrivò Di Pietro… «Antonio in quei mesi mi era stato molto vicino, fu tra i pochi intimi a partecipare al funerale di mia sorella. Ma lo conoscevo già da molto tempo».
Del vostro primo incontro si è scritto di tutto: può sciogliere il mistero una volta per tutte? «Erano i primi anni ‘80. Silvio, un mio carissimo amico che aveva un negozio a pochi passi dal mio, rimase ucciso durante un rapina. Sul luogo del delitto arrivò Di Pietro, come magistrato di zona. Silvio gli morì tra le braccia. Gli suggerirono di sentirmi, avendo io incrociato senza saperlo il rapinatore».

Fu lui a darle la notizia della morte del suo amico? «Proprio così. Io ero disperata, lo implorai di aiutarmi: ai genitori volevo dirglielo io, ma non sapevo come farlo. Così si offrì di accompagnarmi lui. Rimasi colpita dall’umanità di quel magistrato».

Tanto colpita che la seconda moglie di Di Pietro, Susanna Mazzoleni, pare sia stata a lungo gelosa di lei… «Veramente io e Susanna ci conosciamo da allora e conserviamo ottimi rapporti, anche se oggi ci vediamo poco. Ci frequentavamo di più nel periodo di mani pulite».

Perché Di Pietro chiama proprio lei a fare la tesoriera del partito? «Per stima. “Tu che sei una così brava organizzatrice, perché non fai un partito insieme a me?”, mi chiese nel 2000».

Oggi che voto assegna all’Idv tra le forze di opposizione? «Perché ce ne sono altre?»
E al Pd di Bersani? «Voglio la domanda di riserva».

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Credits Raffaele Brogna