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CAT | Italia dei Valori

nov/10

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LA VERSIONE DI MARA

Silvio Berlusconi ha dichiarato che è meglio essere appassionati di belle ragazze (ma perché un ultra settantenne dice ragazze e non donne?) che gay. Parole gratuite e inaccettabili nei confronti degli omosessuali, ma che rientrano nel solito copione che Berlusconi recita quando è in difficoltà.

Spararla grossa per aprire una nuova gigantesca polemica che sposti l’attenzione da vicende che gli fanno molto più male, come la telefonata in questura sulla quale il governo non è mai stato così vicino alla crisi.

E’ un giochetto che ha fatto troppe volte per caderci e noi non ci cadiamo.

Peccato però che a metà pomeriggio arrivi la ministra delle inopportunità, Mara Carfagna, che afferma che le parole del premier sono solo battute e che dunque non vogliono offendere nessuno.

Non sappiamo se la Carfagna, considerando ormai contati i giorni del governo, stia già pensando al futuro e voglia soffiare a Ghedini un ruolo in cui il lavoro non manca mai, ovvero quello di avvocato di Silvio Berlusconi.

Sta di fatto che la ministra si è gettata in una difesa tanto assurda e strampalata da farci dubitare che il suo concetto di offesa sia completamente diverso da quello che hanno cinquanta milioni di italiani.

La Carfagna ha pigolato elencando una serie assai scarsa per quantità e qualità di presunti interventi che il suo ministero avrebbe realizzato per combattere l’omofobia. Premesso che l’unica cosa veramente utile è una legge che punisca questi comportamenti, come l’Idv sostiene da tempo, la Carfagna non fa che aggravare le sua posizione e quella del governo.

Infatti anche se la ministra avesse realizzato serie politiche per contrastare l’omofobia, e non è stato fatto, basterebbero le parole odierne del premier per azzerare tutto nell’immaginario collettivo e ripartire dal via come nel gioco dell’Oca.

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Ieri ho dedicato un post ai tagli operati dal governo nel settore delle politiche sociali. Oggi torno di nuovo sull’argomento perché ci sono due novità di rilievo. Una positiva, un’altra sbalorditiva.

La notizia positiva è che l’Italia dei Valori è riuscita a far approvare dalla Commissione Affari Sociali un emendamento di cui sono la prima firmataria che ha ricostituito il fondo di 400 milioni per i disabili gravi e gravissimi cancellato dal governo.

Si tratta di un primo passo molto importante ma purtroppo non definitivo. Infatti l’ultima parola spetta alla Commissione Bilancio, ma sarebbe davvero grave se venisse cancellato un emendamento talmente doveroso da essere stato approvato con voto bipartisan di maggioranza e opposizione.

La notizia sbalorditiva consiste invece nell’intervento svolto ieri sempre in commissione affari sociali dal Sottosegretario Carlo Giovanardi che ha ammesso e criticato i drastici tagli operati dal governo di cui fa parte alle politiche per la famiglia.

Come tutti possono legge dai resoconti pubblicati sul sito della Camera dei Deputati, il succo del discorso del sottosegretario è stato il seguente: per il 2011 per le famiglie ho un budget di 52 milioni. Gli impegni di spesa già previsti da norme di legge già approvate ammontano a 94 milioni. Ergo sono fuori di 44 milioni solo per pagare i debiti. Chiaramente per ulteriori interventi a sostegno non c’è il becco di un quattrino.

Ancora più sbalorditiva è la motivazione dei tagli che ha addotto il sottosegretario, ovvero l’errata interpretazione dell’articolo 14 del decreto n.78 del 2010.

Di fronte a queste parole le riflessioni da fare sono due. La prima è che Giovanardi, che ha la delega alle politiche della famiglia, avrebbe dovuto dimettersi di fronte a tagli così drastici. La seconda è che è gravissimo sottrarre 133 milioni di euro alle famiglie italiane per un’errata interpretazione di una norma di legge.

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ott/10

26

C’E’ REFERENDUM e REFERENDUM

Sul Lodo Alfano da giorni il segretario del Pd Bersani va ripetendo come un mantra che ricorrerà al referendum per bocciare questa riforma qualora fosse approvata in parlamento. Una posizione che non può che far piacere a chi come noi si è sempre battuto senza esitazioni contro le leggi ad personam che il premier ha imposto in questi anni.

Ma poiché c’è referendum e referendum è bene fare chiarezza in merito alla questione per evitare ogni confusione.

Quella attualmente all’esame del Senato è una legge di riforma costituzionale che garantirebbe al premier e al Capo dello stato lo scudo da ogni processo.

La riforma della costituzione è regolata dall’articolo 138 della costituzione stessa, il quale stabilisce che una legge di riforma costituzionale per entrare in vigore deve essere approvata nello steso testo per due volte ciascuno dalla Camera e dal Senato. Se nella seconda votazione di Camera e Senato non si raggiunge una maggioranza dei due terzi, allora la legge è sottoposta a referendum confermativo se ne facciano richiesta un quinto dei membri di una delle due camere.

Il referendum previsto dall’articolo 138, quello a cui fa riferimento Bersani, è dunque cosa ben diversa e assai più comoda rispetto al normale referendum abrogativo per il quale è necessario raccogliere almeno 500.000 firme di elettori italiani. Per il primo basta alzare una mano in parlamento, per il secondo c’è da farsi il mazzo per tre mesi nelle piazze.

L’Italia dei Valori, quando due anni fa il governo approvò il Lodo Alfano con legge ordinaria, non esitò a raccogliere in pieno inverno oltre un milione di firme presentando un referendum abrogativo su una legge che poi, fortunatamente è stata dichiarata illegittima dalla corte costituzionale.

E’ chiaro che oggi non possiamo che considerare con favore che il Pd abbia superato quelle perplessità che gli impedirono all’epoca di essere al nostro fianco in una campagna difficile e faticosa.

Quello che stupisce, semmai è l’enfasi che Bersani cerca di attribuire ad un atto che in realtà è scontato e dovuto. Anche perché se le forze di opposizione non richiedessero il referendum confermativo in caso di approvazione di una legge scandalosa che disonora la nostra carta fondamentale, sarebbero gli elettori che ci verrebbero a prendere a casa per obbligarci a fare il nostro dovere.

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Pubblico il video del mio intervento al 3° Congresso Regionale dell’Italia dei Valori che ha visto la  mia riconferma a coordinatore Regionale.  Nel video presento la mia mozione e delineo la posizione dell’IDV in Emilia Romagna in vista dei prossimi impegni politici. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e che danno con il loro contributo quotidiano linfa vitale al partito.

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Credits Raffaele Brogna

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