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LE DONNE E IL RISPETTO

Dolore e rabbia: sono i sentimenti che, da donna, provo ogni qualvolta la radio, la tv e i giornali raccontano storie drammatiche, veri e propri martiri, subiti da donne che vivono in un Paese dove, troppo spesso, manca la cultura del rispetto. Donne violentate, come a Roma e Capri, uccise a calci e pugni per strada, come accaduto a Milano, ammazzate a coltellate dal marito che non accetta di separarsi, come avvenuto a Genova. Donne – ancora – perseguitate, terrorizzate, minacciate da uomini mai cresciuti, immaturi, o semplicemente violenti. Tutto questo, secondo quanto scritto nel rapporto Eurispes 2010, accade in un paese immobile, privo di idee e progetti, nel quale sembra che anche i soggetti che si propongono per guidare l’Italia futura siano in realtà più interessati a una transizione senza fine. Insomma, gli fa più comodo che le cose vadano così. Dicevo dolore e rabbia perché spesso questi episodi si verificano nella porta accanto alla nostra: nell’indifferenza generale.

Ogni cinque donne violentate nel 2009, quattro sono state molestate dal loro compagno o ex compagno. Mentre solo una su 100 è stata aggredita da uno sconosciuto. Ancora una volta il luogo comune secondo cui i maggiori pericoli per le donne si trovino in strada viene a cadere. E il numero di violenze subite in famiglia non diminuisce rispetto agli anni passati, anzi riesce ad emergere di più. Basti pensare che la legge sullo stalking, alla cui realizzazione l’Italia dei Valori ha dato un contributo decisivo (anche con la presentazione di una proposta, nel 2008, di cui ero la prima firmataria), ha permesso l’aumento delle denunce del 4%, dal 46% al 50%. Ma è ancora troppo poco. Gli ultimi episodi evidenziano che buona parte delle violenze e degli omicidi di donne è conseguenza di separazioni. Ogni 10 giorni in Italia un marito/compagno in via di separazione progetta il cosiddetto ‘suicidio allargato’. E il governo? Il Ministro delle Pari Opportunità? Al di là degli annunci e delle mistificazioni si è fatto e si sta facendo poco o nulla. Anzi, nell’ultima finanziaria sono state tagliate ulteriormente le risorse. Sia alle forze dell’ordine, che hanno ora meno mezzi e uomini per contrastare la criminalità sul territorio, sia alla scuola, che invece avrebbe bisogno di finanziamenti per promuovere programmi di educazione – anche sessuale – già nelle prime classi, sia alle associazioni di volontariato che assistono le ragazze schiavizzate e avviate alla prostituzione.

Invece in Italia adolescenti e ragazzi hanno come esempio più alto un presidente del Consiglio malato di machismo, che fa il “papi” con ragazzine che potrebbero essere sue nipoti, si vanta baldanzoso delle sue doti amatoriali, consiglia a ragazze con un lavoro precario – ma avvenenti – di sposare un miliardario. Manca, insomma, la cultura del rispetto. Dolore e rabbia e la voglia di combattere per cambiare.

E a proposito di cultura del rispetto, ne esportiamo poca anche all’estero. Mi sembra giusto ricordare la lettera con cui Elvira Dones rispose qualche mese fa all’ennesima violenza verbale di Silvio Berlusconi sulle donne: Leggi lettera

Sul tema delle donne leggi anche l’articolo di Massimo Donadi: DONNE E FIGLI NELL’ANNO DELLA CRISI

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1 commento

  • romeo portaro · 11 agosto 2010 alle 08:17

    Condivido pienamente quanto scrito da Silvana.
    La mentalità di ogni individuo si forma con il tempo. E’ influenzata dall’ambiente culturale e dalla educazione ricevuta ma anche dagli esempi e dai modelli assorbiti. In questo senso l’esempio personale che offre il presidente del consiglio è altamente diseducativo, nella prospettiva di una società più evoluta e riepettosa dei diritti individuali. Ricordo una battuta di Berlusconi nel lontano 1991 alla quale ero presente in quanto lavoravo per una società allora di sua proprietà. A fine anno passò a salutare tutti ed a fare il discorso di buon Natale e Fine Anno. Fece i complimenti a tutti per il lavoro svolto e poi rivolgendosi alle donne disse: “complimenti soprattutto alle donne che sono grandi lavoratrici. Le donne infatti oltre che lavorare di giorno lavorano anche di notte”. Le donne presenti non gradirono la battuta.
    R.P.

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Credits Raffaele Brogna

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