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Tre motivi per cambiare la legge sul testamento biologico
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La fine della vita è un tema estremamente delicato che riguarda ogni essere umano e con il quale ogni essere umano si rapporta in maniera assolutamente personale e originale.
Proprio per questo è necessario evitare di approvare una legge sul testamento biologico che trasformi in norma, e quindi imponga a tutti i cittadini, principi etici e morali che, per quanto rispettabili, sono propri solo di una parte della popolazione.
La Camera dei Deputati dovrà modificare il testo approvato dal Senato per tre semplici motivi.
Il primo e il più importante sta nel fatto che se dovesse passare così com’è, non ci sarebbe alcuna legge sul testamento biologico, ma si tratterebbe di una legge truffa che non consentirebbe ad una persona di decidere come e quando dire basta alle cure mediche. Infatti l’art. 3 al comma 5 afferma che l’alimentazione e l’idratazione artificiale sono da considerarsi forme di sostegno vitale e non possono mai essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento (testamento biologico).
Che senso ha approvare una legge che non consente al paziente di stabilire quando dovrà essere interrotto ogni trattamento che lo tiene in vita artificialmente quando si troverà in stato di incoscienza?
Non solo non avrebbe nessun senso, ma darebbe vita ad un paradosso inaccettabile creando una disparità tra il malato cosciente e quello in stato di incoscienza, ovvero tra il soggetto più forte e quello più debole.
Come riconosciuto dal Comitato nazionale di Bioetica nel 2008, al paziente cosciente viene riconosciuto il diritto di rifiutare anche cure vitali. Lo stesso diritto, invece sarebbe negato dalla legge attuale, alla persona in stato vegetativo anche quando questa ha lasciato una precisa indicazione delle sue volontà.
Il secondo motivo per cui è necessario modificare questa legge lo si deve alla tempistica del tutto particolare nella quale fu approvata dal Senato.
L’esame iniziò immediatamente a ridosso della morte di Eluana Englaro e di quella drammatica vicenda, ma soprattutto delle roventi polemiche che ha prodotto il dibattito, ha risentito pesantemente e ne è stato influenzato ad iniziare dalla velocità con cui si è arrivati all’approvazione del testo, durata meno di un mese.
Si tratta, dunque di una legge che potremmo definire drogata dalla vicenda della povera Eluana, divenuta suo malgrado un feticcio per opposte fazioni di estremisti. Oggi invece le condizioni sono completamente diverse e c’è la possibilità di dar vita ad un esame davvero sereno e libero da imposizioni ideologiche.
Il terzo motivo riguarda infine la stessa dignità della Camera dei Deputati. Sarebbe grave, infatti, se alla Camera fosse impedito di esaminare con scienza e coscienza una legge delicata come quella sul testamento biologico, e di apportare tutte le modifiche che si riterranno necessarie.
Quando si discute di temi che toccano direttamente la vita e i diritti dei cittadini, non si debbono sventolare bandiere ideologiche, ma ci si dovrebbe preoccupare di garantire ad ogni persona la massima libertà di scelta.
Spero davvero che almeno questa volta la politica lo capisca.
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Marco · 31 agosto 2009 alle 23:19
Se dovesse essere la politica a doverlo capire, potrebbe anche essere possibile. ma qui ci troviamo di fronte ad un gruppo di cialtroni a libro paga di un padrino, che nulla hanno a che vedere con la politica (quella vera). La tua esposizione è lineare e sensata. Ma, come al solito, sperare di cavare sangue da queste rape, è vano.
Andrea · 23 settembre 2009 alle 07:31
Il paradosso è che si sta parlando di libertà, della Libertà fondamentale di decidere per sé e per la propria vita, e pare invece che garatire a tutti la libertà di scegliere secondo la propria coscienza e sensibilità sia un’imposizione mentre imposizione e violenza è volere che siano altri a decidere per noi, ma quella L finale nel PDL per cosa cavolo sta?