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mar/12

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mag/12

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IL MIO INTERVENTO SU DL SALVA BANCHE

Oggi sono intervenuta alla Camera sul Decreto salva banche, ovvero il provvedimento che rimette le commissioni sui prodotti di credito, eliminati in occasione del decreto sulle liberalizzazioni. Questo è quello che ho detto:

Si dice solitamente che il buon giorno si vede dal mattino, e questo detto popolare mai è stato tanto appropriato come nel caso del decreto in esame.Non so se qualche collega si è preso la briga di leggersi il titolo ufficiale del provvedimento.Chi lo ha fatto ha potuto constatare che, alla faccia della semplificazione normativa, dopo aver letto un quarto d’ora date e rimandi, alla fine non ha capito niente del contenuto del testo.Faccio riferimento alla rubrica del decreto non per forma ma per sostanza, perché in 5 righe non ricorre neppure una volta  la parola banche.Qui i tecnicismi e le formalità normative non c’entrano, c’entra invece il grande imbarazzo del governo e di chi approverà il decreto, che nasce dalla consapevolezza di aver varato in fretta e furia un provvedimento imposto dalle banche, ovvero quei poteri forti dei quali il presidente del consiglio non vuole sentire parlare, ma che continua a compiacere con gli atti di questo governo.

Il decreto che stiamo esaminando oggi non è altro che un provvedimento salva banche perché nasce dall’esigenza di porre immediatamente riparo ad una norma che era stata approvata per errore, e che proprio per questo era riuscita ad imporre qualche sacrificio ai pochi che nel nostro paese non ne hanno fatti fino ad ora. Le banche.Italia dei Valori è contraria a questo decreto e, pur con i limitati numeri di cui dispone, si opporrà con forza per evitare che venga approvato nella forma attuale.Non ostante i pochi commi di cui si compone questo decreto i motivi di dissenso nel merito sono molti, e di questo va dato atto al governo di essere riuscito a compiere un vero capolavoro di insipienza normativa, inserendo norme tanto pessime in uno spazio così limitato.Un altro piccolo record che debbo riconoscere al governo è quello di aver dato vita ad un omnibus legislativo Bonsai, mettendo insieme in due articoli tre questioni tra loro sostanzialmente e materialmente diverse. 

(continua…)

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Questa mattina abbiamo depositato presso la Camera dei Deputati 200 mila firme a sostegno della proposta di iniziativa popolare che prevede la completa abrogazione dei rimborsi elettorali. Lo avevamo promesso e lo abbiamo fatto, perché ci crediamo e soprattutto perché idv mantiene le promesse fatte ai cittadini.

 E’ stato un mezzo miracolo, perché le 200 mila firme depositate le abbiamo raccolte in quattro settimane scarse. Prima di ogni altra considerazione è giusto da parte mia, che sono da anni un dirigente nazionale di questo partito, ringraziare tutta l’organizzazione e la base dei nostri militanti, perché è solo merito loro se siamo riusciti a fare questo se in poco tempo siamo riusciti a depositare un gran numero di firme.

 Ora parte l’Iter parlamentare e staremo a vedere se il Parlamento vorrà ignorare anche questa volta la volontà popolare espressa direttamente dalla gente. Le modalità che abbiamo scelto per il deposito materiale delle firme, proprio in questo senso non è stato affatto casuale. Abbiamo voluto depositare le firme a mano, dando vita ad un lungo torpedone umano, nel quale parlamentari, consiglieri regionali, amministratori locali, ma soprattutto tanti militanti, ognuno con la propria scatola ha attraversato via del corso è passato davanti a Palazzo Chigi per arrivare in piazza Montecitorio, per far capire alle istituzioni qual è la volontà popolare in tema di rimborsi elettorali.

 Farsi illusioni è certamente inutile, allo stesso tempo, però, era un atto doveroso che abbiamo ritenuto di compiere.

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Il governo è in possesso da “tempo” di una relazione tecnica che documenta il numero degli esodati rimasti ora senza pesnione a seguito della riforma Fornero. Queste persone sono 200.000, dunque ben oltre in 65.000 sempre dichiarati dallo stesso governo. Questo è quanto scrive oggi Enrico Marro in pezzo sulla prima pagina del Corriere.

La notizia non è di poco conto, anzi mette in grave imbarazzo il governo e gli impone di chiarire al più presto la condotta tenuta sino ad oggi. Per mesi abbiamo assistito ad un rimpallo tra governo ed Inps per accertare quanti fossero gli esodati. Per mesi abbiamo ascoltato il ministro Fornero dichiarare che questi non superavano i 65.000. ma soprattutto abbiamo sentito che il governo non intende adottare alcun provvedimento che tuteli un numero superiore di persone.

Alla luce della rivelazione del Corriere, non smentita, la condotta del governo appare grave anzi gravissima, perchè ha mentito per mesi e continua a farlo sia sul fatto di non conoscere le cifre reali, sia sul fatto che alla fine fossero solo 65.000 le persone lasciate in mezzo ad una strada dalla riforma.

Una condotta degna del peggior governo politico abituato a truccare le carte e le regole del gioco. Un governo tecnico non appena accerta un dato lo rende pubblico e sulla base delle risorse risolve il problema se è possibile.

A questo punto, però, il governo deve chiarire, deve dire se davvero esiste questa relazione tecnica e, se c’è, spiegare perchè non l’ha resa pubblica, ma soprattutto il perchè sta abbandonando al loro destino circa 140.000 persone che si sono fidate delle leggi dello stato e poi sono state tradite.

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Oggi è un’altra giornata di quelle storiche per i lavoratori e per i loro diritti che sfumano.  Da un lato, infatti, la Cgil è nelle piazze di molti capoluoghi per dare spazio ai precari e alle loro esperienze drammatiche, per lanciare l’ennesimo grido di allarme sul progressivo sfaldamento del tessuto sociale.

Dall’altro lato, invece, dopo gli innumerevoli tentativi di sensibilizzazione e la fitta rete di incontri tra il ministero del Lavoro e i sindacati, la ministro Fornero ha sancito definitivamente la precarietà di vita per centinaia di migliaia di persone che dopo una vita di lavoro non potranno avere nemmeno una pensione, almeno per il prossimo futuro.

Questa è l’Italia dei giorni nostri, un paese dove non ci sono solo i cittadini di serie A e serie B, i primi che vivono ed evadono alle spalle dei secondi alla faccia dello Stato, ma dove addirittura si creano persino esodati di serie A e di serie B.

Per decreto, infatti, saranno solo 65mila le persone che, dopo aver firmato accordi con le aziende in crisi, beneficeranno della pensione. Copertura garantita per quest’anno e per il prossimo mentre, dal 2014, i tecnici del ministero avvisano che ci saranno problemi.

Problemi creati dalla riforma del sistema pensionistico fatta in tutta fretta per compiacere i mercati e l’alta finanza senza alcuna attenzione per le famiglie di quanti si sono fidati, nonostante il momento di crisi, accordandosi per uscire degnamente dal mercato del lavoro.

Adesso, fatti salvi quei 65mila, restano fuori migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori. Il balletto di cifre lo abbiamo visto, secondo l’Inps 130mila, secondo i sindacati 300mila, ma ben che vada rispetto al decreto sono almeno il doppio le persone che oggi restano fuori a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile.

E a questi il Governo e la Fornero sembrano rivolgere un messaggio molto chiaro, un po’ come Clark Gable in ‘Via col vento’ quando disse “francamente me ne infischio”.

Se ne infischiano perché dicono che i soldi non ci sono, e per ora sembra non ci sia neanche l’intenzione di trovarli. Ma con un provvedimento del genere a che serve farsi carico dell’impopolarità? Non sarà certo questo che permetterà agli ‘esodati di serie B’ e alle loro famiglie di tirare avanti, pagare le tasse, e contribuire a quella crescita e a quello sviluppo del Paese che il governo Monti dice di voler garantire.

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Credits Raffaele Brogna

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